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AREA POP alla Guastalla

pubblicata mercoledì 27 novembre 2013
AREA POP alla Guastalla La Guastalla Centro Arte in via Roma 45 a Livorno , ha il piacere di presentare da sabato 30 novembre ( inaugurazione ore 18.00) al 31 gennaio 2014, la mostra "AREA POP".
ORARI: lunedì/venerdì 10,00 – 13,00 / 16,30 – 20,00 sabato10,00 – 13,00. Mese di dicembre aperto anche sabato 16,30-19,30
CATALOGO: disponibile in galleria e on line sul sito www.guastallacentroarte.com

Con questa esposizione desideriamo mettere in evidenza e a confronto alcuni aspetti che hanno caratterizzato il fenomeno della Pop Art, in Italia e non solo, quali il tema dell’oggetto, della narrazione e della citazione, attraverso le esperienze personali di artisti il cui linguaggio è riferibile alla cultura pop. La Pop Art è il principale fenomeno culturale che ha attraversato gli anni ‘60 e influenzato non solo l’arte figurativa ma vari aspetti della cultura e del gusto, prendendo spunto dal boom economico e da quella che si stava affermando in quegli anni come società dei consumi. Gli artisti si aprono al mondo del quotidiano e da questo ritrovano il desiderio di confrontarsi con la realtà e la cultura popolare, che creava inevitabilmente nuove forme espressive nutrendosi di oggetti di consumo e di miti socialmente riconosciuti. Da qui nasce l’attenzione verso i nuovi linguaggi popolari come il fumetto, la pubblicità, il cinema, il
design che entrando nelle case di milioni di persone popolano l’immaginazione collettiva e danno vita ad
una nuova cultura di massa.
Alcuni di questi artisti hanno utilizzato immagini celebri di oggetti di consumo o di simboli, riflettendo così sul ruolo che alcune di esse assumono, in modo tale da trasformarle in vere e proprie icone del mondo moderno: in tal senso esemplare è il lavoro di Mario Schifano, che attinge dal mondo della pubblicità e dei media per creare impressioni di forte impatto visivo. Tano Festa invece, presente in mostra con l’opera “Da Michelangelo”, compie un’azione analoga ispirandosi però alla tradizione artistica italiana del passato e alle sue più celebri effigie. Franco Angeli, da parte sua, ad esempio nella celebre serie degli Half dollar, estrapola dall’iconografia occidentale quei simboli del potere economico e politico che in realtà intende criticare.
Altri artisti hanno invece focalizzato la loro attenzione sull’oggetto e sul significato simbolico che esso assume una volta estrapolato dal mondo quotidiano ed inserito all’interno di un contesto artistico: Enrico Baj utilizza bottoni, passamanerie, lustrini, pezzi di giocattoli di bambini, e ancora medaglie, stemmi e oggetti provenienti dal mondo militare, per esprimere una critica alla società realizzata sempre con una sottile ironia tipica della tradizione dadaista. Anche l’artista inglese Joe Tilson, uno dei pionieri della Pop Art, crea dei mosaici in legno nei quali, tramite una tecnica tipica del mondo del bricolage, del fai-da-te e della falegnameria, si appropria di elementi e simboli di varie culture, fra cui quella degli indiani d’America, degli aborigeni australiani, e della tradizione greca. È invece l’uso di un materiale “nuovo”, industriale e innovativo per il mondo dell’arte, quale il poliuretano espanso a contraddistinguere Piero Gilardi, che tende a rappresentare in questa forma nuova non tanto il mondo dei consumi quanto una natura idealizzata e perfetta. Il gioco, la fiaba, il puzzle sono elementi fondanti dell’opera di Ugo Nespolo; anche in Emilio Tadini questi aspetti sono presenti e vengono espressi tramite un linguaggio che rimanda alle illustrazioni delle favole. Sempre il racconto, il fumetto e l’ironia fanno da sfondo ad una critica dei meccanismi del mondo dell’arte, ad omaggi all’arte del passato o a riflessioni sulla società ipertecnologica di oggi in Mark Kostabi, artista americano il cui lavoro è una tra le testimonianze di come la Pop Art sia un linguaggio ancora vivo e in continua trasformazione e di come non abbia mai smesso di essere apprezzata da artisti e pubblico.
 



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