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Modigliani e lavventura di Montparnasse

pubblicata mercoled 2 ottobre 2019
Modigliani e lavventura di Montparnasse Modigliani e lavventura di Montparnasse
Capolavori dalle collezioni Netter e Alexandre
Livorno - Museo della Citt
7 novembre 2019 16 febbraio 2020
La grande retrospettiva nella citt natale dellartista
in occasione del centesimo anniversario della sua scomparsa


Il 22 gennaio 1920 Amedeo Modigliani ricoverato, incosciente, all'ospedale della Carit di Parigi dove muore, due giorni dopo, all'et di 36 anni, colpito da meningite tubercolare, malattia incurabile al tempo, che era riuscito, miracolosamente, a sconfiggere vent'anni prima. Il giorno della sua morte Parigi e il mondo intero perdono uno dei pi grandi artisti di tutti i tempi. Con il suo stile inconfondibile era riuscito a rendere immortali i suoi amici, le sue compagne e amanti, i collezionisti e i volti eroici dei figli della notte parigina.
Nei quartieri di Montparnasse e di Montmartre, Modigliani aveva stretto amicizia con Guillaume Apollinaire, Cham Soutine, Paul Guillaume, Blaise Cendrars, Andr Derain e Maurice Utrillo ed era da tutti ammirato per sua cultura il suo fascino e il suo carisma. Egli incantava per il suo talento geniale e l'approccio intransigente all'arte, per la sua bellezza e per la sua passionalit mediterranea. La sua vita era per anche prigioniera dellalcol e delle droghe, Modigliani non si risparmiava e sfidava ogni giorno la morte cercando nellarte una via di fuga al suo tragico destino.
Grande rivale di Mod, cos era conosciuto Amedeo a Parigi, era Pablo Picasso che il pittore di Livorno ammirava e odiava. Picasso era per affascinato dal giovane artista italiano, e dalle sue opere in cui si rispecchiava tutta la bellezza dellarte rinascimentale espressa con un linguaggio assolutamente moderno.
Nonostante la vita sopra le righe, le tanti amanti, tra le quali le poetesse Anna Akhmatova e Beatrice Hastings, la sua energia e giovinezza, Modigliani non pu sfuggire alla morte. Una tragedia che provoc forte turbamento nellintera avanguardia parigina. E se tutto ci non bastasse, anche la sua giovane compagna, Jeanne Hbuterne, artista di talento che tutti adoravano, decide di accompagnarlo nella morte, nonostante aspettasse il secondo figlio da Amedeo. Con una conseguenza immediata: la nascita di una leggenda che trasformer Modigliani in un personaggio leggendario, in una emanazione evanescente e scandalosa di un mondo bohemienne, che nei suoi ritratti e nei suoi nudi riconoscer il senso della propria estrema vitalit mista a tedio e profonda fatale malinconia.

Lesposizione Modigliani e lavventura di Montparnasse. Capolavori dalle collezioni Netter e Alexandre (Museo della Citt di Livorno dal 7 novembre 2019 al 16 febbraio 2020), organizzata dal Comune di Livorno insieme allIstituto Restellini di Parigi con la partecipazione della Fondazione Livorno, curata da Marc Restellini con il coordinamento di Sergio Risaliti ed offre al pubblico loccasione di ammirare ben 14 dipinti e 12 disegni di Modigliani raramente esposti al pubblico.
Per celebrare il centenario della morte del pittore, saranno eccezionalmente riuniti nelle sale del Museo della Citt, i dipinti e disegni appartenuti ai due collezionisti pi importanti che lo hanno accompagnato e sostenuto nella sua vita. Paul Alexandre, primo fra tutti, che era al centro di un legame tra Livorno e Parigi, che lo ha sostenuto al suo arrivo a Parigi e che lo ha aiutato nel progetto scultoreo delle Cariatidi oltre che durante i suoi ritorni a Livorno nel 1909 e 1913. Ma anche e soprattutto Jonas Netter che ha riunito, come un esperto e geniale collezionista, i pi bei capolavori del giovane livornese. Tra le opere in mostra sar visibile il ritratto Fillette en Bleu del 1918, opera di grandi dimensioni che raffigura una bambina di circa 8-10 anni il cui vestitino e il muro retrostante sono dipinti di un delicato colore azzurro, in un ambiente ricolmo di dolcezza e innocenza; il ritratto di Cham Soutine del 1916, suo caro amico durante gli anni parigini pi difficili, seduto con le mani appoggiate sulle ginocchia, dove si percepisce la grande sintonia tra i due e la stima che Soutine provava per Modigliani; il ritratto Elvire au col blanc (Elvire la collerette) dipinto tra il 18 e il 19 raffigurante la giovane Elvira, ritratta da Modigliani ben quattro volte, due da vestita e due nuda, conosciuta ed ammirata a Parigi per la sua folgorante bellezza e per il suo caldo temperamento italiano; il ritratto Jeune fille rousse (Jeanne Hbuterne) del 1919, che ritrae la bella Jeanne Hbuterne di tre quarti mentre si rivolge allo spettatore in un atteggiamento pieno di naturalezza ed eleganza e capace di catture lattenzione con suoi profondi occhi azzurri. Dei disegni si possono ammirare alcune Cariaditi tra i quali la Cariatide (bleue) del 1913. Il disegno appartiene al secondo ciclo che, a differenza del primo - costituito da studi per sculture ispirate allarte primitiva - non uno schizzo preparatorio, ma unopera a s stante dove la figura femminile pi rotonda e voluttuosa con contorni pi sfumati e colorati.
Insieme alle opere di Modigliani saranno esposti, inoltre, un centinaio di altri capolavori, anch'essi collezionati da Jonas Netter a partire dal 1915, opere rappresentative della grande cole de Paris. Tra queste si potranno ammirare i dipinti di Cham Soutine come L'Escalier rouge Cagnes, La Folle, L'Homme au chapeau e Autoportrait au rideau, eseguite dal 1917 al 1920, che ben rappresentano la poetica dellartista e la sua maniera di rappresentare la realt in modo atemporale e come espressione di tragedia interiore. NellAutoritratto, in particolare, Soutine si mette alla prova nel ritrarsi come i grandi artisti del passato, che tanto ammirava, in una posa quasi anonima e con lo sguardo senza rughe ma preoccupato, con le mani fuori dal campo, la cui faccia, con i piani irregolari, emerge da una sciarpa verde; opere di Maurice Utrillo come Place de l'glise Montmagny, Rue Marcadet Paris, Paysage de Corse, dipinti dove gli spazi sono sereni e dove tutto calmo e silenzioso, dove nulla traspare dei suoi soggiorni negli ospedali psichiatrici per tentati suicidi legati alla dipendenza dallalcol; opere di Suzanne Valadon come le Trois nus la campagne, con donne nude in aperta campagna, tema molto caro a Renoir e a Czanne oltre che ad Andr Derain che con Le Grand Bagneuses ha realizzato unopera considerata uno dei capisaldi dellarte moderna e dipinti come St.tropez e Portrait dhomme (Jonas Netter) di Mose Kisling, artista polacco che ci ha lasciato uno dei ritratti pi emblematici del collezionista Jonas Netter.

Livorno attendeva da un secolo questa mostra.
Qui, Amedeo, si era formato artisticamente studiando i macchiaioli, qui si era ammalato per la prima volta gravemente ed era riuscito miracolosamente a guarire fino alla partenza per Parigi, centro nevralgico della scena e del mercato artistico, dove ebbe modo di esprimere il suo straordinario talento. Nella Ville Lumire, immergendosi nellavanguardia artistica di allora, Amedeo aveva trovato lenergia necessaria per essere invincibile, come artista, come demiurgo e come detentore di verit e di conoscenza, alla pari dei pi grandi del suo tempo. Era quasi riuscito a nascondere a s stesso la malattia, la dipendenza, linesorabile destino. La sua cultura, la sua erudizione, il suo talento, il suo fascino e il suo carisma fecero il resto. Ma a Livorno Modigliani rest sempre legato, tanto da tornarci pi volte nel corso della sua breve vita.
Per il curatore, Marc Restellini: La mostra un ritorno a casa, sono felice di questa occasione e ringrazio e mi complimento con tutta l'Amministrazione per il coraggio e la rapidit delle scelte. Non poteva esserci decisione migliore di portare la mostra di Modigliani nella sua citt nell'anniversario del centenario della morte. Qui a Livorno Amedeo Modigliani ha sviluppato la sua capacit creativa e lo spiritualismo ebraico e qui a Livorno mi auguro che la storia, e non solo il mercato, possano approfittare di questa meravigliosa opportunit per dargli la giusta posizione nella storia dellarte occidentale.
Anche per il Sindaco Luca Salvetti la mostra unoccasione unica e irripetibile: Un evento che per Livorno ha una valenza eccezionale. Amedeo Modigliani torna nella sua Livorno, dove nato e si formato artisticamente. Avrebbe voluto farlo in quel lontano 1920, in cui la vita lo ha lasciato, avrebbe voluto tornare a vivere a Livorno con la sua Jeanne. Lo aveva detto agli amici pittori, a Parigi in molti sapevano. Ma la sorte ha avuto altre mire per lui. A 100 anni dalla morte siamo riusciti, con grande coraggio, a far tornare l'anima di Dedo nella sua citt. Anima rappresentata dalle sue opere, le pi belle, che per quattro mesi troveranno dimora nelle sale del Museo della Citt.
Come afferma, inoltre, Simone Lenzi, Assessore alla cultura del Comune di Livorno: Questa mostra ha per la citt di Livorno un valore storico. L'aggettivo non sembri eccessivo, perch la storia funziona cos: stabilisce degli appuntamenti a cui dobbiamo avere il coraggio di presentarci. Il Centenario della morte di Modigliani uno di questi. O meglio, l'appuntamento a cui, finalmente, non possiamo pi mancare. Il valore di questa mostra allora quello di una celebrazione importante, ma non solo. Serve a dare il bentornato a Amedeo Modigliani, o meglio, a "Dedo", nella citt in cui nato e cresciuto. Ma serve anche a mettere fine a quel lungo fraintendimento, generato dai cascami di un romanticismo d'accatto e da leggende posticce, che ha distorto, fino a renderlo irriconoscibile, il profondo rapporto di filiazione fra Livorno e questo suo figlio che era destinato a diventare il pittore pi straordinario del Novecento. Crediamo infatti che la citt che era rimasta negli occhi e nel cuore di Modigliani fosse fatta di una luce precisa. Di alcuni scorci di strada, di amici di giovent, di compagni di scuola. Di una specifica spiritualit ebraico-sefardita, di vividi ricordi familiari. Di tante cose che, a partire da questa mostra, andranno finalmente raccontate come parte di un'unica storia, per quanto ancora si riverbera nel presente. Intanto mi piace ricordare che, proprio negli anni in cui Modigliani lasciava un segno indelebile nella storia della pittura, il poeta Reiner Maria Rilke, con una impressionante precisione, descriveva l'infanzia come il tempo in cui "eravamo fino all'orlo colmi di figure". A spiegarci, insomma, che quelle figure sono precisamente ci in cui duriamo per tutta la vita. Sia dunque che si resti a vivere in una citt di provincia, che ha per, sin nelle origini, una storia di straordinaria modernit cosmopolita, sia che si parta per stupire il mondo in uno studiolo d'artista a Montparnasse, quella pienezza di immagini in cui siamo nati e cresciuti destinata a determinare per sempre il nostro sguardo. E quello sguardo, che qui originava, qui oggi ritorna.
La mostra sar accompagnata da un catalogo, curato da Marc Restellini, pubblicato da Sillabe.

Info:
Museo della Citt
piazza del Luogo Pio, Livorno
0586-824551
museodellacitta@comune.livorno.it
 



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