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Voltolino Fontani a Forte dei Marmi

pubblicata mercoledì 29 giugno 2022
Voltolino Fontani a Forte dei Marmi  
Voltolino Fontani a Villa Bertelli: l’uomo e l’artista fra storia e attualità.
 
 
Il 22 giugno scorso si è svolta, nella bellissima cornice di Villa Bertelli a Forte dei Marmi, davanti ad un pubblico non numeroso, ma molto preparato e partecipe, in concomitanza con la 72° Mostra del Gruppo Labronico, la presentazione del libro "L'aspetto energico dell'idea in Voltolino Fontani", Vittoria Iguazu Editora, scritto da Maria Grazia Fontani e da Leonardo Battisti. Già da due anni infatti l’esposizione dei soci cultori dell’importante sodalizio livornese viene affiancata da eventi culturali che hanno luogo, durante il periodo espositivo, nella sede dalla mostra. Gli autori, introdotti da Michele Pierleoni, Presidente del Gruppo Labronico, e sollecitati dalle domande di Laura Bastogi, hanno esposto la genesi e la struttura dell'opera, non senza fornire importanti notizie sul pittore, supportati in questo da documenti inediti dell'archivio di famiglia.
 
Voltolino Fontani (Livorno 1920 - 1976), membro del Gruppo Labronico fin dal 1951, è stato un pittore che ha operato per quarant'anni con uno stile originale ed innovativo, ottenendo importanti riconoscimenti durante la sua carriera a livello nazionale ed internazionale e partecipando ad esposizioni e premi di rilievo, come la Quadriennale di Roma.
Pur essendo stato studiato da molti importanti critici, Fontani non ha ancora ricevuto un’adeguata collocazione nei canoni della pittura italiana del Novecento. Il libro ha principalmente due funzioni: una divulgativa, in quanto costituisce un importante approfondimento utile al lettore per comprendere la significatività delle opere dell’artista, e per inserirlo nel contesto storico nel quale ha operato, ed una celebrativa. È stato puntualizzato infatti che questo testo è stato pubblicato nel 2020 per ricordare il centenario della nascita del pittore, in un momento di riscoperta del Movimento Esista, l’avanguardia artistica di cui Fontani nel 1948 fu cofondatore e principale esponente e che attualmente è oggetto di particolare attenzione da parte di studiosi di vari settori a livello nazionale. Un valore aggiunto dell’opera è costituito dall’appendice che, dopo i dieci brevi saggi dei due autori (di carattere molto diverso nelle due sezioni, più analitici quelli di Fontani, più orientati alla storia quelli di Battisti), riporta integralmente il Manifesto di questo movimento artistico, ormai riconosciuto come la prima avanguardia del Novecento che prende spunto dall’esperienza dell’energia atomica, addirittura prima di quelle Salvador Dalì e di Enrico Baj. Il titolo stesso del libro è tratto da un passo del Manifesto: “… la necessità di schiettezza e immediatezza della realizzazione dell’opera faciliterà il compito dell’artista. L’emozione pittorica o poetica fugace sarà realizzata così vergine ed essenziale che avrà ancora l’aspetto energico dell’idea”.  
È stata interessante l’osservazione fatta da Maria Grazia Fontani, sulla quale tutti gli astanti sono convenuti, circa l’estrema attualità della poetica dell’artista: molto più che al momento della pubblicazione del libro, quando il pericolo atomico si vedeva come lontano ed improbabile, gli eventi degli ultimi mesi hanno reso attualissimo il monito che Fontani inserisce in molte sue opere e che è alla base del Movimento Eaista stesso: la scienza, capace di grandi conquiste e di grandi imprese, può essere anche foriera di distruzione e morte se usata contro l’umanità (come purtroppo accadde nei lager ed alla fine della seconda guerra mondiale con le distruzioni atomiche) e spetta a tutti noi fare in modo che ciò non succeda.
Maria Grazia Fontani ha brevemente descritto la natura dei cinque capitoli di sua mano, essenzialmente focalizzati su disamine analitiche di opere importanti, che svelano una strana ricorrenza del concetto di “doppio”, coniugato in vari modi: dal supporto usato due volte, a una dualità intrinseca dell’opera, alla rivisitazione di un tema nel tempo. Anche il concetto di “viaggio interiore” è stato proposto come una possibile chiave di lettura di molte opere, ovviamente filtrata dalla sensibilità di ciascuno. Essendo figlia del pittore, ha anche ovviamente inserito nel libro alcuni dettagli della personalità complessa del padre, dalla passione per la musica alla grande ammirazione per la scienza, dal carattere aperto al grande attaccamento alla sua città.
Leonardo Battisti ha invece selezionato, nella vastissima produzione di Fontani, opere significative che si inseriscono perfettamente nel contesto storico nel quale sono state create: da “Il reduce”, a “Guerra partigiana”, da “Il disoccupato” a “Fanciulla industriale”, tutte molto eloquenti rispetto a problemi sociali ed esistenziali. L’esposizione della genesi e della simbologia di queste e di altre opere hanno colpito molto gli astanti, avendo costituito una sorta di “lezione figurata” della storia italiana del Novecento.
   


         

 

       


     
 
 
 

 
 
 
 

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