La storia e la fondazione
del Gruppo Labronico

La Fondazione

Verbale dell'adunanza tenuta nello studio di Gino Romiti il 15 luglio 1920:
Presenti: Baracchini-Caputi, Cavagnaro, Cipriani, Cognetti, Guzzi, March, Michelozzi, Natali, Razzaguta, Renucci, Romanelli, Romiti, Rontini, Tarrini, Zampieri, Zannacchini.
Si propone - dopo la scissione della federazione Artistica Livornese, in seguito alla votazione contraria ottenuta per le proposte onoranze alla Salma del pittore Mario Puccini - di fondare il “Gruppo Mario Puccini”; ma dopo ampia discussione e su proposta del pittore Gastone Razzaguta viene deciso di riunirsi come “Gruppo Labronico”, sempre, però, promettendo di adoprarsi, in ogni modo, affinché la salma di Puccini venga definitivamente inumata nel Famedio di Montenero.1 Si decide intanto di organizzare la 1a mostra del Gruppo in una sala del Palace Hotel di Livorno.

1 La salma del pittore Mario Puccini verrà inumata al Famedio, soltanto sul finire degli anni Ottanta, dopo infinite pratiche burocratiche.

La grande pittura labronica
tra mito e realtà.

Il lungo percorso di una prestigiosa cultura artistica, che si snoda attraverso il Novecento per giungere ai nostri giorni.

                
di Silvia Fierabracci

Croce e delizia della storia artistica livornese del Novecento, il mito della Pittura labronica schizza in orbita a partire dai primi decenni del secolo scorso, grazie all’attività di validissimi artisti, che si trovano ad operare a Livorno in una delle sue stagioni più feconde di dibattito culturale. Sul finire dell’Ottocento, mentre la macchia é oramai stabilmente alla ribalta, a Livorno, Guglielmo Micheli1, con la sua scuola, frequentata da tanti talenti livornesi allora giovanissimi, assume un ruolo chiave nel farsi “attivo interprete e mediatico portavoce del tardo Fattori”2, riuscendo brillantemente a fare da tramite tra due generazioni di privilegiati osservatori del vero. Così, se da un lato, egli si adopera ad ottenere la continua assicurazione di Giovanni Fattori facendogli vedere, peraltro, sistematicamente i lavori dei suoi allievi, dall’altro si impegna ad impartire un insegnamento della tecnica di alto livello, tale da riuscire, persino, a favorire una costruttiva libertà dei giovani pittori nei confronti della stessa. Con questo metodo, quindi, Guglielmo Micheli riesce a formare pittori diversissimi tra loro come Amedeo Modigliani e Llewelyn Lloyd. Inoltre la scuola del maestro livornese é un ambiente estremamente vivace, laddove l’incontro dei suoi assidui frequentatori con altri illustri personaggi di passaggio facilita anche stimolanti scambi culturali di una certa importanza per quella successiva conversione di apertura degli stessi artisti verso esperienze pittoriche decisamente proiettate sul Novecento3. Del resto sono questi gli anni d’oro di una Livorno, città consacrata a pieno titolo quale meta ideale per la villeggiatura, non soltanto della buona borghesia, ma anche di una élite di politici, intellettuali ed artisti di tutto rilievo. Gli stabilimenti balneari livornesi con in primis i Bagni Pancaldi sono di gran moda e le ventilate rotonde sul mare sono il luogo prediletto dalla gente bene ed elegante per le loro piacevoli passeggiate4. Non a caso, dunque, in questo florido contesto socio – culturale vanno sempre più imponendosi, per il loro straordinario appeal, le mostre estive, nelle quali si ritrovano ad esporre insieme fin dai primissimi anni del ‘900 anche alcuni di quegli artisti, che hanno avuto modo di conoscersi alla scuola di Guglielmo Micheli5. Unitamente al singolare humus formativo generato dal maestro livornese nel nome del verbo fattoriano ed alla rapida ascesa della risonanza delle mostre estive, l’apertura, nel 1908, dello storico caffè Bardi6 nella centrale piazza Cavour di Livorno si presenta quale ulteriore indispensabile tassello utile alla ricostruzione del complesso mosaico di quella Scuola labronica del Novecento, che darà l’avvio al Gruppo Labronico7 A partire dal 1908 questo locale diviene il principale ritrovo degli artisti livornesi e non manca di ospitare letterati, poeti, collezionisti ed appassionati d’arte. Intriso della più genuina verve tutta livornese mirabilmente colta da Gastone Razzaguta nel suo Virtù degli artisti labronici, il caffè Bardi è il vero luogo elettivo degli Artisti labronici8, che qui trascorrono momenti di svago e di aggregazione, tracciando non solo caricature e schizzi sul marmo dei tavolini, ma anche decorando i pilastri con disegni e oli realizzati su pannelli nonché arricchendo le lunette con le loro pitture9. Ma il Caffè Bardi è anche il teatro dei dibattiti, delle animate discussioni del “cantuccio di sinistra”10e dei sogni della maggior parte di quegli Artisti labronici, che di li a poco “transiteranno nel Gruppo Labronico, la cui nascita fornisce una vera e propria organizzazione, stabile ed efficiente, a quella che oggi viene correntemente definita la “Scuola Labronica del ‘900””11 Da questo spaccato a cavallo tra due secoli trae origine, dunque, il Gruppo Labronico, la cui nascita si colloca storicamente in seno a dei percorsi della cultura figurativa tra Ottocento e Novecento, che, soltanto negli ultimi anni sono stati presi di nuovo in esame da storici e critici attraverso mostre e pubblicazioni volte a colmare un increscioso ritardo nella loro indispensabile rivalutazione.12 Naturalmente tale peculiarità non può essere assolutamente bypassata qualora si voglia comprendere la vera identità del Gruppo Labronico, che è costituita sin dall’inizio da personalità artistiche, caratterizzate da diverse sfumature13. Fondato il 15 luglio del 1920 dalla scissione della Federazione Artistica Livornese occorsa in seguito alla votazione contraria ottenuta per le proposte onoranze alla salma del pittore Mario Puccini, il Gruppo Labronico, grazie al successo ottenuto con le prime esposizioni favorisce la creazione di quel mito della Pittura labronica, intesa quale alta espressione artistica, che, polarizzando le aspirazioni di una comunità, è capace di elevarsi a simbolo privilegiato di un’epoca.14 Ciononostante, la consapevolezza di essersi indirizzato verso un preciso tipo di espressione artistica, porta lo stesso Gruppo già nel giro di pochi anni ad evitare di intercorrere in una fase di cristallizzazione, che potrebbe oscurare la fama acquisita. Determinante è in questo senso la presenza di presidenti illuminati quali Plinio Nomellini e Mario Borgiotti, entrambi emblematiche figure di due floridi periodi della storia del Gruppo. Il primo, pittore di rinomata notorietà, ricopre la carica dal 1928 fino al 1943 e non manca, per l’appunto, di dare agli artisti labronici vertiginosamente in ascesaun espresso richiamo al non adagiarsi sui successi raggiunti. Il suo impegno a tenere sempre vivo l’interesse verso una continua evoluzione traspare, tra l’altro, in un suo scritto contenuto nel catalogo della 18a mostra tenuta alla Galleria Pesaro di  Milano dal 23 Aprile al 24 maggio 1932. “…sempre, nel passato, l’arte si avvantaggiò quando si volse per nuove conquiste. Rimaner fermi nel ricordo delle glorie trascorse vorrà dire intristire e decadere. Primo a deprecare sarebbe il Fattori stesso, il quale sempre fu incitatore di superamento, dichiarando come l’arte dovesse comporre parole nuove per esporre sensazioni non ancora provate”. Ora, pur trattandosi di parole non direttamente indirizzate all’arte labronica, definita, nello stesso testo, “schietta e serena”, l’anziano maestro proprio nel momento in cui il Gruppo Labronico ha raggiunto il suo apogeo, ha intuito quale rischio si celi sotto il grande successo”15. Ma, in virtù di quanto sopra accennato, l’altro presidente, che, nel quadro evolutivo del Gruppo Labronico più vicino ai nostri giorni, ricopre un ruolo di notevole interesse storico è Mario Borgiotti,16 che si ritrova in carica in un periodo contraddistinto da una giovane produzione artistica labronica meritevole di una speciale attenzione. Subentrato a Gino Romiti, che con la sua linea conservatrice non ha mancato di contrasti con gli artisti più giovani, Mario Borgiotti, pittore, mercante d’arte nonché apprezzato scrittore di volumi sull’opera dei Macchiaioli e Post –macchiaioli, si presenta da subito più disponibile verso le nuove esperienze, tanto da far allestire, nel 1968, una memorabile mostra, alla Casa Dante di Firenze. Nell’esposizione, in cui, tra i partecipanti non mancano giovani pittori in crescita quali Piero Vaccari e Antonio Vinciguerra, viene accolto anche un quadro EAISTA17 di Voltolino Fontani, che, entrato dal 1951 nel Gruppo Labronico ne rappresenta a lungo l’anima più progressiva, sia sperimentando e portando avanti un altro tipo di pittura sia dando vita ad esperienze parallele (il movimento E.A.I.S.T.A.)18. L’ampia rassegna è, inoltre, corredata da un consistente catalogo ed è, perlomeno curioso, trovare citato tra il folto gruppo dei rappresentanti del Comitato d’Onore il Collezionista esperto d’Arte e Gallerista Bruno Giraldi, deciso sostenitore proprio a Livorno delle più nuove tendenze artistiche19. Tuttavia al di là della presenza di questi presidenti illuminati, vere e proprie figure chiave dello sviluppo storico del Gruppo Labronico, non si deve dimenticare che il sodalizio, sin dal momento della sua creazione sembra aspirare a porsi quale entità destinata a ricevere e a divulgare, sia pure con numerosi e preziosi aggiornamenti, l’eredità fattoriana e, più in generale quella lasciata dai Macchiaioli20. In tal senso il Gruppo Labronico opera grosso modo fino agli anni della seconda guerra mondiale, mentre durante il resto del Novecento il suo ruolo va pian piano mutando. Si apre allora un periodo di progressiva perdita di identità e al tempo stesso di fermento interno dovuto probabilmente a due ragioni: l’ingresso nel Gruppo di elementi estranei a quella pittura, che si continua strenuamente a difendere conferendole l’appellativo di specificazione, alquanto generico, “di tradizione” e l’avvio nella stessa città di Livorno di altre formazioni alternative alla associazione del Gruppo Labronico21. Così dopo la trentacinquesima mostra tenuta nel 1972 alla Casa della Cultura la decisione di allargare il Gruppo porta all’ingresso del tutto atipico dell’astrattista Piero Monteverde seguito dal futurista Osvaldo Peruzzi e da Piero Benassi. I tre, pur non essendo artisti giovani contribuiscono a favorire un rinnovamento decisamente riscontrabile nelle declinazioni espressive scaturite da un felice incontro di artisti, che praticano linguaggi diversi.22 Successivamente, nel 1996, la mostra ospitata allo “Studio dell’Arte dell’Ottocento” a Milano svela una lieve rinnovata apertura verso esperienze esterne al Gruppo con la presenza, tra gli artisti invitati, di Fabrizio Breschi, che con il suo astrattismo geometrico molto personale segna un preciso distacco dalla “tradizione labronica”23 Tuttavia sul finire del Novecento la longevità del Gruppo si fa sentire sotto molti aspetti. Pertanto la decisione di rivedere l’antico statuto del 7 gennaio 1923, che ancora regolamenta l’associazione diviene il primo passo da attuare per tornare ad essere di nuovo al passo coi tempi. Pertanto il 30 settembre 1999 viene riconosciuto il Nuovo Statuto. Nel documento, che ha rivisitato, ampliato ed aggiornato quello precedente l’oggetto dell’Associazione comprende la pittura, la scultura e tutte le arti visive in genere24. Questa apertura, assolutamente impensabile fino a quasi la prima metà degli anni novanta vista la fisionomia del Gruppo Labronico, assume un valore degno di nota, che potrebbe prospettare anche una qualche interessante novità nel prossimo futuro. Nel 2000, in occasione del suo ottantesimo compleanno, il Gruppo si presenta al nuovo secolo in tutto il suo splendore. Dopo aver risposto totalmente all’impegno preso nei confronti di Mario Puccini e dopo aver riconosciuto allo stesso tempo la grandezza di Modigliani25 l’associazione si dedica a alla promozione di significative iniziative culturali, tra le quali si rivela molto significativa la lapide, posta il 25 giugno 2003, nella sede della Banca di Roma in piazza Cavour per ricordare lo storico caffè Bardi. Per di più, con sempre maggiore consapevolezza, il Gruppo si propone di sostenere ogni occasione di studio e di indagine sulla sua storia, nonché di conservare la memoria storica della Scuola labronica del Novecento, il cui profilo attende, ancor oggi, una più adeguata rivalutazione  storico – critica. Altro fiore all’occhiello e segno di una rinnovata continua attività è poi la prosecuzione della realizzazione di significative esposizioni in Italia ed all’estero. Tra le più recenti meritano una segnalazione per contenuti ed importanza: la 52a mostra svoltasi dal 20 dicembre 2000 al 7 Gennaio 2001 a Livorno, nella suggestiva cornice dei Bottini dell’Olio, in occasione dell’80° anno dalla fondazione del Gruppo; l’esposizione, su invito del Parlamento Europeo, tenuta dal 17 al 21 marzo 2003 nel salone principale antistante la Sala delle Assemblee del Consiglio di Bruxelles e la 57ª esposizione intitolata  “Da Fattori al Gruppo Labronico” tenuta presso la Galleria Athena di Livorno dal 26 Ottobre al 9 Novembre 2003. Altro aspetto da non sottovalutare per avere una immagine completa del Gruppo Labronico è, infine, il folto numero dei suoi artisti in attività, che non ha mancato di arricchirsi di nuove presenze anche in questi ultimi anni. E’ questo il caso, ad esempio, della adesione di Dario Ballantini, il noto comico – imitatore di “Striscia la Notizia”, che, annesso tra i soci cultori nel 200226, propone la sua pittura giovane dal taglio vistosamente moderno partendo da una figurazione di derivazione futurista e post – cubista.27 Ed è proprio osservando la odierna compagine degli artisti del Gruppo Labronico che salta subito agli occhi la ampia, eterogenea e complessa realtà attuale della associazione. In quest’ottica allora potrebbe essere alquanto interessante tornare a riflettere sui valori di fondo della Scuola labronica del Novecento delineati da Mario Borgiotti nel suo volume Coerenza e modernità dei pittori labronici, uscito postumo nel 1979. Possono ancora tali valori essere suscettibili di un qualche riscontro o di una qualche applicazione nelle attuali rinnovate declinazioni espressive labroniche? Ha scritto Borgiotti “Soprattutto per alcuni pittori, tra i più giovani del Gruppo, la linea ed il colore vengono accettati ed espressi in un contesto che non è propriamente tradizionale: alla scomposizione ottica dell’immagine, a un diverso equilibrio prospettico corrisponde una nuova realtà di contenuti che si sottraggono al linguaggio figurativo della tradizione pittorica labronica. E’ necessario prestare la massima attenzione a tali esperienze d’avanguardia per non correre il rischio di indugiare in un ripiegamento di tradizionalismo concepito come modello unico e insostituibile  d’espressione, senza comprendere lo spirito dei tempi e le sotterranee correnti che permeano il pensiero e la ricerca artistica contemporanea28”. Ma tale eloquente valutazione si può ancora riferire alla sperimentazione artistica degli odierni esponenti del Gruppo Labronico appartenenti, de facto, ad un  entourage, praticamente da sempre teso, salvo rare eccezioni, verso la continuità con il passato? A questa domanda, certo, è difficile dare una risposta,29 perché la variegata realtà del Gruppo Labronico necessita fortemente di una più aggiornata lettura ed analisi dell’opera di tutti i suoi artisti viventi, che, come oramai è consuetudine, espongono le loro opere al fianco di quelle degli scomparsi in tutte le esposizioni celebrative tenute dal Gruppo.  A tal proposito è bene tenere conto che “Livorno e l’eredità dei Macchiaioli. Storia del Gruppo Labronico” di Mario Michelucci, pubblicato dalla Editrice Nuova Fortezza nel 1996, è, a tutt’oggi, la più recente ed unica monografia dedicata all’intera storia del Gruppo, ma l’analisi di tale testo si ferma, in pratica, al 1990, pur citando la grande mostra di Castiglioncello del 199430, mentre negli anni immediatamente successivi il Gruppo ha vissuto una consistente trasformazione laddove coesistono artisti di varia cultura ed estrazione. Per questo è auspicabile che sia colmata quanto prima questa lacuna di informazione sul lavoro degli artisti, che sono parte attiva della proposta contemporanea del Gruppo Labronico. Dal secondo dopoguerra in poi, dopo aver perduto, tra gli anni trenta e quaranta molti di quei grandi maestri, che le avevano dato grande lustro, la prestigiosa associazione livornese ha sempre rivolto il suo pensiero ai suoi artisti scomparsi e in loro ricordo si è adoperata a realizzare, nel tempo, molte importanti mostre, nelle quali sono sempre presenti le loro opere al fianco degli artisti viventi. Questa scelta di raccontare la lunga vita del Gruppo Labronico attraverso l’esibizione dell’opera di tutti i suoi artisti, sia di coloro, che hanno fatto storia dell’antico sodalizio, sia di quelli, che, adesso, la vanno tracciando, è un gesto molto significativo documentato, peraltro, dai cataloghi delle varie mostre. Da qui è facile intuire quanto le più recenti esposizioni, tra cui si colloca felicemente anche questa mostra ospitata al Palazzo del Capitano di Bagno di Romagna, contribuiscano, ogni volta, a fornire un sempre più aggiornato panorama artistico dell’associazione Impreziosito da oltre ottanta anni di storia e da una continua attività piena di progetti, di esposizioni e di tanti validi artisti in attività, il Gruppo Labronico si presenta quale associazione sempre verde, carica di quella straordinaria e peculiare freschezza, che gli consente ancora una volta, non soltanto di conseguire il suo meritato successo di pubblico e di critica, ma anche di guardare con orgoglio al suo futuro.

Note bibliografiche

  1. Pittore (Livorno 1866 – 1926). Grazie ad una borsa di studio della Fondazione Michelangiolo Bastogi si iscrive alla “Scuola libera del Nudo”, diretta da Giovanni Fattori a Firenze. Suoi compagni di studio sono Plinio Nomellini, Mario Puccini, Giuseppe Pellizza da Volpedo, Francesco Fanelli e Ferruccio Pagni. Dal 1894 al 1906  vive a Livorno dove si dedica all’insegnamento nelle strutture scolastiche governative ed in istituti privati. Oltre agli incarichi ufficiali si dedica anche a dare lezione ad un gruppo di  giovani pittori. Alla sua scuola organizzata nel proprio studio, si formano Llewelyn Lloyd, Manlio Martinelli, Gino Romiti e Amedeo Modigliani, che la frequenta assiduamente nel ’98 e nel ’99. Dallo studio di Micheli passano anche altri talenti sempre giovanissimi: Giulio Cesare Vinzio, Oscar Ghiglia, Raffaello Gambogi, Antonio Antony De Witt, Benvenuto Benvenuti, Adriano Baracchini - Caputi, Eugenio Caprini e Renato Natali. La scuola di Micheli è ricordata nel libro “Tempi Andati” di Llewelyn Lloyd (Vallecchi, Firenze, 1951), mentre sulla figura dell’artista è incentrata la monografia con introduzione di Enrico Somaré “Guglielmo Micheli” (Milano, 1940). Recentemente alcune sue opere sono state esposte nella mostra “La scuola di Guglielmo Micheli: da Modigliani a Lloyd” , Villa La Versiliana – Marina di Pietrasanta ( 3 luglio – 29 luglio 2004), I Granai di Villa Mimbelli (18 settembre – 21 novembre 2004).
  2. Giovanna Bacci di Capaci Conti “La Scuola di Guglielmo Micheli”, in Franco Sborgi, a cura di, La scuola di Micheli: da Modigliani a Lloyd, Cat. mostra, Lucca, Tipografia Tommasi per Pegaso Editore, 2004, pp. 23 - 29
  3. Dario Matteoni “Llewelyn Lloyd e il dibattito europeo nell’ambito della Scuola di Micheli: la scelta di Modigliani e gli esiti toscani”  e Franco Sborgi “La scuola di Guglielmo Micheli e il rinnovamento della Pittura in Toscana nei primi decenni del Novecento” in Franco Sborgi, a cura di, La scuola di Micheli: da Modigliani a Lloyd, Cat. mostra, cit. , pp. 13 – 15 e pp. 17 – 21.
  4. Giovanna Bacci di Capaci Conti “La Scuola di Guglielmo Micheli”, in Franco Sborgi, a cura di, cit. pag. 26.
  5. In un articolo apparso su “Il telegrafo” del 19 Agosto 1901 si parla di una mostra, in cui, oltre ad alcuni artisti forestieri, espongono Adolfo Tommasi e i giovanissimi Vinzio e Romiti.
  6. Gastone Razzaguta, Virtù degli artisti labronici,Livorno, 1997, 1a ediz. Livorno, 1943; Llewelyn Lloyd “Tempi andati” (Vallecchi, Firenze, 1951); Luciano Bonetti, Dopo il caffè Bardi, in Ferdinando Donzelli, Pittori livornesi: secondo Novecento, “Collana di pittura dell’Ottocento e Novecento italiano 2”, Bologna, Cappelli Editore, 1987. Della sua chiusura dà notizia l’articolo “Un caffè che si chiude” di Guido Vivarelli pubblicato su “Il Telegrafo” del lunedì 16 maggio 1921. Suggestive sono anche le parole che Vivarelli utilizza per descrivere quella chiusura del Sabato 14 maggio 1921. “gli artisti trovarono le saracinesche del loro caffè abbassate” dice Vivarelli ed in quel “loro”, si è, senza dubbio, ben riposta tutta una storia di affetti, sogni e speranze di giovani artisti vissuti alle soglie di quel grande secolo di profonde innovazioni, che è stato il Novecento. Per riportare l’attenzione sulla importanza del Caffè Bardi nel novembre e nel dicembre 1997 è stato pubblicato in due parti sul periodico mensile locale “Pittura Livornese” uno scritto curato da Silvia Fierabracci dal titolo  “Il Caffè Bardi, un porto di mare” Per la redazione del testo sono stati scelti un estratto dal testo di Gastone Razzaguta Virtù degli artisti labronici, cit.  e dall’articolo di Vivarelli, cit.. Di recente l’importanza del caffè Bardi è stata presa in esame nelle pubblicazioni: Luciano Bonetti, Una testimonianza. Il Caffè Bardi di Livorno, ‘ritrovo’ dei post-Macchiaioli, in Raffaele Monti, a cura di, Mario Puccini la sua città, i suoi maestri, i suoi amici, cat. mostra, Bottega d’Arte - Livorno, Livorno, Sillabe, 2002, pp. 8 – 10; Francesca Cagianelli, Dal Caffè Bardi al Gruppo Labronico, dalla Scuola di Micheli alla “Vetreria Italiana” di Beppe Guzzi: l’alternativa livornese al Novecento, in F. Cagianelli – Dario Matteoni, Tradizione e modernità nel Novecento, “Livorno, la costruzione di un’immagine”, Cinisello Balsamo (Milano), Silvana Editoriale, 2003, pp. 183 – 209; Alberto Zampieri jr. Alberto Zampieri: una vita dedicata all’arte e Francesca Cagianelli, La vocazione divisionista di Alberto Zampieri all’epoca dell’Esposizione Artistica per la “Casa dell’Arte” in Francesca Cagianelli, a cura di, Alberto Zampieri (1903 – 1992), Pontedera (Pisa), Bandecchi & Vivaldi, 2005, pp. 13 – 18 e pp 41 – 57; Francesca Cagianelli, Cercatore dell’ignoto e avido del raro: Renato Natali e la stagione del Caffè Bardi sotto gli auspici di Giosué Borsi e Gustavo Pierotti della Sanguigna, in Francesca Cagianelli – Dario Matteoni, Renato Natali. Un mondo di eccezione tra incanti lunari e frenesia di vita, Cinisello Balsamo (Milano), SilvanaEditoriale, 2006, pp. 28 – 65.
  7. Gastone Razzaguta, “Storia d’una branca”, in Virtù degli artisti labronici, Livorno, 1997, 1a ediz. Livorno, 1943, pp. 40 –55; Ferdinando Donzelli, Pittori livornesi, 1900 – 1950: la scuola labronica del Novecento “Collana di pittura dell’Ottocento e Novecento italiano ”, Bologna, Cappelli Editore, 1979.
  8. Gastone Razzaguta, “Un caffè porto di mare”, in Virtù degli artisti labronici, cit., pp. 24 – 37. Ironico il sottotitolo, che, incorniciato a mo’ di lapide commemorativa, recita “CAFFE’ BARDI – 1908 - 1921”.
  9. Gastone Razzaguta, “Un caffè porto di mare”, in Virtù degli artisti labronici, cit., pp. 26. In due elenchi distinti si citano tutte le decorazioni del caffè Bardi. Ai Pilastri, su pannelli, vi erano:

1 – Puccini “La Venezia livornese”(disegno)
2 – Romiti “Nascita di Venere” (olio)
3 – Ghilardi “Scena indiana” (olio)
4 – Natali “Calle veneziana” (olio)
5 – Michelozzi “Servito per il caffè” (olio)
6 – Razzaguta “L’offerta del caffè” (olio)
7 – Fioravanti “Venere” (olio)
8 – Puccini “Il lazzeretto” (olio)
Nelle lunette, invece, vi erano:
I – Benvenuti “Tacchini” (olio)
II – Natali “Scalinata settecentesca” (olio)
III – Romiti “Oleandri” (olio)
IV – Romiti “Marina” (olio)
V – Benvenuti “La civetta” (olio)
VI – Palco per l’orchestra
VII – Ghelarducci “Oleandri” (olio)
VIII – Natali “Terrazza rustica” (olio)
Sotto gli elenchi si trova la nota “ I pannelli che erano ai pilastri sono conservati dalla famiglia Bardi. Le pitture nelle lunette, invece, ebbero migliore sorte: accuratamente raschiate furono sostituite dall’unitissima tinteggiatura bianca che ancor oggi si ammira”.

  1. Sotto una raffigurazione dell’interno del caffè Bardi Gastone Razzaguta  indica così il “luogo dove sedevano gli artisti, in ricordo del pittore Benvenuto Benvenuti”. Gastone Razzaguta, “Un caffè porto di mare”, in Virtù degli artisti labronici, cit., pp. 25.
  2. Mario Michelucci, “Introduzione”, in Livorno e l’eredità dei Macchiaioli. Storia del Gruppo Labronico, Livorno Editrice Nuova Fortezza, 1996, p. 5
  3. Mario Michelucci, Livorno e l’eredità dei macchiaioli, cit.,1996; Francesca Cagianelli – Rossella  Campana a cura di, L’officina del colore. Diffusione del Fauvisme in Toscana, cat. mostra, Villa Il Poggio Crespina, Pacini Editore Pisa, 2000; Mario Michelucci - Francesca Cagianelli - Silvia Fierabracci, 52a  Mostra Gruppo Labronico in occasione dell’80° anno dalla fondazione, cat. mostra, Bottini dell’Olio - Livorno,  Debatte Otello, Livorno, 2000; Raffaele Monti, a cura di, Mario Puccini la sua città, i suoi maestri, i suoi amici, cat. mostra,cit., 2002; Francesca  Cagianelli – Dario Matteoni, Tradizione e modernità nel Novecento,cit., 2003 Franco Sborgi, a cura di, La scuola di Micheli: da Modigliani a Lloyd , cit., Francesca Cagianelli, a cura di, Carlo e Luigi Servolini l’arte il pensiero le tecniche, cat. mostra Villa Carmignani  - Collesalvetti, Livorno, Debatte Otello Editore, 2004; Francesca Cagianelli, a cura di, Alberto Zampieri (1903 – 1992), cit., 2005, Francesca Cagianelli – Dario Matteoni, Renato Natali. Un mondo di eccezione, cit. 2006.
  4. Sull’aggettivo labronico: Carlo e Maria Francesca Pepi, Fattori & Lega profeti del Novecento, cat. mostra Castello Pasquini Castglioncello – Comune di Rosignano Marittimo, Prato, Giunti, 1998, p. 124; su le varie personalità artistiche al momento della creazione del Gruppo Labronico: Silvia Fierabracci, Il Gruppo Labronico dal 1920 al 2000: ottanta anni di storia per guardare al futuro, in Mario Michelucci - Francesca Cagianelli - Silvia Fierabracci, 52a  Mostra Gruppo Labronico, cit., pp. 51 – 52 e pp. 56 – 57 (note 2, 3, 4). Elenora Barbara Nomellini, a cura di, Plinio Nomellini I colori del sogno,cat. mostra Museo Civico Fattori – Villa Mimbelli – Livorno, Torino, Umberto Allemandi & C., 1998; Alberto Zampieri jr. Alberto Zampieri: una vita dedicata all’arte e Francesca Cagianelli, La vocazione divisionista di Alberto Zampieri all’epoca dell’Esposizione Artistica per la “Casa dell’Arte” in Francesca Cagianelli, a cura di, Alberto Zampieri , cit.; Francesca Cagianelli, Dal Caffè Bardi al Gruppo Labronico, dalla Scuola di Micheli alla “Vetreria Italiana” di Beppe Guzzi: l’alternativa livornese al Novecento, in F. Cagianelli – Dario Matteoni, Tradizione e modernità nel Novecento, cit.
  5. “Fondato il “Gruppo Labronico” tutto a Livorno diventò “labronico”” e “E così l’essere del “Gruppo Labronico” divenne un vanto; e gli artisti livornesi che ancora oggi organizzano loro Mostre personali non mancano di specificare quell’ambita appartenenza”, da Gastone Razzaguta, “Storia di una branca”, in Virtù degli artisti labronici, cit.
  6. Mario Michelucci, “L’apogeo dei Labronici”, in Livorno e l’eredità dei Macchiaioli, cit. pp. 42 – 44.
  7. Nei cataloghi delle mostre del Gruppo Labronico Mario Borgiotti viene indicato nell’elenco dei presidenti dell’associazione in carica dal 1967 al 1977. Il pittore  muore il 19 Dicembre 1977.
  8. Si tratta dell’opera Frattura e Coesione, olio, 100x80, doc. in cat., Catalogo XXXII mostra del Gruppo Labronico, Livorno, Edizioni Spagno, 1968.
  9. Francesca Cagianellli, a cura di, Voltolino Fontani 1920 – 1976 autoritratti spirituali, cat. mostra Ridotto del Teatro Goldoni “La Goldonetta” – Livorno, Livorno, Debatte  Otello, 2002; Francesca Cagianelli, a cura di, Voltolino Fontani alla Galleria Giraldi. Eaismo, esplosioni nucleari e arti decorative, cat. mostra, Galleria Giraldi – Livorno, Livorno, Debatte Otello, 2004, Mattia Patti, Gallerie, Critica e raggruppamenti artistici livornesi dal 1945 al 1960. L’avventura “modernista”, in Mattia Patti – Veronica Carpita – Irene Amadei Arte e Cultura a Livorno 1945 – 1967, “Quaderni della Labronici n. 78”, (Suppl. a Comune Notizie n.46, Aprile – Giugno 2004), Livorno, Debatte Otello, 2004 p. 11 e pp. 21 – 22 (note 32, 33, 34).
  10. Silvia Fierabracci, Eaismo, esplosioni nucleari e arti decorative. Fabrizio Giraldi ricorda gli anni della stretta intesa tra suo padre Bruno e Voltolino Fontani, “Arte a Livorno e oltre confine”, Aprile – Maggio 2004. Mattia Patti, Gallerie, Critica e raggruppamenti artistici livornesi dal 1945 al 1960. L’avventura “modernista”, in Mattia Patti – Veronica Carpita – Irene Amadei Arte e Cultura a Livorno 1945 – 1967, “Quaderni della Labronici n. 78”, cit.
  11. Mario Michelucci, Schema di massima per: “Il Gruppo Labronico domani – quale futuro?”, Archivio privato Silvia Fierabracci in “Corrispondenza Gruppo Labronico”. Il tema è stato ripreso da Mario Michelucci nel suo intervento in qualità di archivista del Gruppo Labronico alla tavola rotonda “Il Gruppo Labronico ieri, oggi, domani…  - 84 anni di storia”, tenuta il mercoledì 31 marzo nelle sale del Caffè storico – letterario “Giubbe Rosse” di Firenze (altri interventi di: Dott. Dario Matteoni, Assessore ai Beni Culturali e Ambientali Comune di Livorno, Dott.ssa Francesca Cagianelli, Storica d’arte, Ing. Ferdinando Donzelli, Gallerista e critico d’arte, Silvia Fierabracci, giornalista e socio amatore del Gruppo Labronico, Luciano Bonetti, giornalista, addetto stampa Gruppo Labronico; moderatore Prof.ssa Sira Borgiotti).
  12. Tra il 1945 ed 1960 sorgono diversi gruppi a Livorno in alternativa al Gruppo Labronico, alcuni hanno vita breve mentre altri rappresentano delle realtà molto significative. Tra questi ultimi si veda ad esempio il G.A.M. Gruppo artistico Moderno e si considerino le edizioni del Premio Modigliani tenute a Livorno dal 1955 al 1967. Mario Michelucci, Il secondo dopoguerra e la crisi del Gruppo, in. Mario Michelucci, Livorno, cit. Mattia Patti, Gallerie, Critica e raggruppamenti artistici livornesi dal 1945 al 1960. L’avventura “modernista” e Le prime si edizioni del Premio Modigliani, Irene Amadei Il “Premio Modigliani” – Città di Livorno. Gli anni sessanta in Mattia Patti – Veronica Carpita – Irene Amadei Arte e Cultura a Livorno 1945 – 1967, “Quaderni della Labronici n. 78”, cit.; Irene Amadei, Veronica Carpita, Mattia Patti, mostra a cura di, Dal realismo alla Pop Art Il Premio Modigliani Città di Livorno (1955 – 1967), I Granai di Villa Mimbelli – Livorno, CN – COMUNE NOTIZIE  Speciale N. 50 n.s. Gennaio – Marzo, 2005.
  13. Mario Michelucci, “Gli ultimi anni”, in Mario Michelucci, L’eredità, cit.
  14. Silvia Fierabracci, Il Gruppo Labronico dal 1920 al 2000: ottanta anni di storia per guardare al futuro, in Mario Michelucci - Francesca Cagianelli - Silvia Fierabracci, 52a  Mostra Gruppo Labronico, cit. p 55 e intervista di Fierabracci Silvia a Mario Michelucci, archivista del Gruppo Labronico, Martedì 2 Marzo 1999 realizzata per l’articolo “Il Gruppo Labronico e l’arte contemporanea”, Pittura Livornese, n° 3 – Maggio 1999 (Archivio privato Silvia Fierabracci, “Pittura Livornese”).
  15. Lo statuto del 7 Gennaio 1923 e il Nuovo Statuto del 29 settembre 1999 sono custoditi tra i documenti dell’Archivio del Gruppo Labronico Il testo del primo è stato pubblicato in Mario Michelucci, L’eredità, cit. p. 38, mentre una copia del secondo è stata fornita sicuramente nelle occasioni conviviali natalizie del 2002 e del 2003. Sempre sul secondo: Archivio del Gruppo Labronico, Verbale della assemblea dei soci del Gruppo Labronico, 29 settembre 1999, Caffè Grande – Livorno.

Silvia Fierabracci, Il Gruppo Labronico dal 1920 al 2000: ottanta anni di storia per guardare al futuro, in Mario Michelucci - Francesca Cagianelli - Silvia Fierabracci, 52a  Mostra Gruppo Labronico, cit. p 51

  1. Il Gruppo Labronico fu fondato nel 1920 da un gruppo esiguo di pittori e scultori, con uno statuto  in cui un punto ideale, ma preciso, dava ad essi un impegno: portare al Famedio di Montenero il collega, l’amico, il grande pittore concittadino Mario Puccini, spentosi nel giugno precedente all’Ospedale di Firenze. Dalla fine dell’Ottobre 1987 le spoglie di Mario Puccini “riposano” al Famedio di Montenero, dove sono state poste due lapidi, una a ricordare Mario Puccini, ed una, a fianco, “simbolica” per le spoglie al Pére Lachaise di Parigi dal 1920 per ricordare Amedeo Modigliani. [Alberto Zampieri, Livorno, Ottobre, 1987. Catalogo XLI Rassegna del Gruppo Labronico, 31 ottobre – 13 novembre 1987, Bottega D’arte, Livorno]
  2. Il nome del Socio Cultore Pittore Dario Ballantini compare per la prima volta nell’elenco dei soci nel 2002 (v. copia consegnata ai soci nel conviviale natalizio del 2002).
  3. Si veda mostra “Da Fattori al Gruppo Labronico”, Galleria Athena, Livorno, dal 26 ottobre al 9 novembre 2003, intervista di Francesco Gazzetti a Silvia Fierabracci (curatrice della presentazione della mostra) e a Michele Pierleoni ( curatore dell’allestimento dell’esposizione), andata in onda su Granducato TV il 31.10.2003.
  4. Mario Borgiottti, Coerenza e modernità dei pittori labronici, Editore Giunti Martello, 1979, p. XIV
  5. Secondo Mario Michelucci: “Sarebbe interessante capire se i valori di fondo della scuola labronici del novecento, ben delineati da Mario Borgiotti nel libro “Coerenza e modernità degli artisti labronici” possano ancora essere suscettibili di sviluppo nel nostro tempo. Difficile dare una risposta, personalmente credo di sì, e non tanto perché sarà possibile una sorta di “ritorno all’ordine” che non ritengo affatto né probabile né auspicabile, ma perché è possibile che qualcuno sia portatore di quelli stessi valori in forme nuove. In altre parole voglio dire che l'artista tipo del G.L. negli anni duemila dovrà essere un artista in grado di far assumere a quei valori aspetti più vicini al “sentire” contemporaneo. Il che non significa rivestire qualcosa di vecchio con un vestito nuovo – questo sarebbe sciocco e inutile – bensì, traendo forza e ispirazione da quei valori, interpretare la vita contemporanea appunto con coerenza e modernità. Non importa se sarà pittura figurativa o informale o se non sarà neanche pittura.”. Tratto da Mario Michelucci, Schema di massima per: “Il Gruppo Labronico domani – quale futuro?”, cit.
  6. Mario Michelucci, Schema di massima per: “Il Gruppo Labronico domani – quale futuro?”, cit.

 

Il testo è tratto dal catalogo realizzato nel 2006 in occasione della 58à Mostra del Gruppo Labronico tenutasi nel Palazzo del Capitano a Bagno di Romagna (Fc).
La pubblicazione fu curata dalla rivista Arte a Livorno…e oltre confine” attraverso il coordinamento editoriale di Mauro Barbieri e Silvia Fierabracci.