Giò Di Batte... la biografia, le opere

Un vero artista di altri tempi

di Mauro Barbieri
(Direttore Editoriale "Arte a Livorno.e oltre confine")

Giò Di Batte non avrebbe bisogno di presentazioni, visto il suo lungo curriculum artistico e le centinaia di recensioni ed articoli apparsi sui più importanti quotidiani, sia a livello regionale che nazionale (;La Repubblica, Tutto Sport, La Gazzetta dello sport, Corriere Stadio, Rai Sport ecc ) per non parlare poi delle decine di mostre ed esposizioni in tutta Italia a cui ha partecipato., ma soprattutto tanta passione e professionalità.

Chi scrive, lo ha conosciuto oltre venti anni fa e da allora, ne è rimasto colpito per la serietà e passionalità con la quale affronta il suo lavoro.
Per Giò Di Batte la pittura è una passione, e a lei ha dedicato una vita intera. ma soprattutto, è il suo "lavoro" e di questo ne va fiero.
Sollecitato dal padre,che vedeva nel figlio le capacità ma soprattutto, la passione, Giò è cresciuto studiando e frequentando grandi artisti come Annigoni e Natali.
Poi, da vero artista, ha vissuto il contatto con il vero dipingendo in città come Parigi, Praga e Venezia, tanto per citarne alcune.
Nel 1972 fu invitato all'esposizione nazionale di artisti contemporanei nel chiostro dei frati di Pietrasanta insieme ad Annigoni, Acci, Mirò, Gentilini, Bueno, Primo Conti, Lucio Fontana, Guarneri, Regianini, Ana Salvatore, Scanavino, Stefanelli.
Forse però, l'emozione più grande, è stata la sua partecipazione alla XII Quadriennale d'Arte di Torino nel 1974 in compagnia di grossi calibri come Cantatore, De Chirico, Baj, Sassu, Guttuso, Virgilio Guidi, Vedova, Bueno, Attardi, Brindisi, Morlotti, Turcato, Tozzi ed altri.
Più volte abbiamo scritto anche della sua seconda passione, quella per il ciclismo, un amore trasferito sulle tele una volta abbandonata l'attività dilettantistica.
Tante e suggestive le opere in omaggio ai grandi attori delle due ruote come, Marco Pantani, Felice Gimondi, Eddy Merckx, Francesco Moser, Beppe Saronni, Claudio Chiappucci.
I suoi pennelli hanno immortalato le fatiche, i sudori di questi protagonisti, ma anche gli splendidi scenari paesaggistici, dalle montagne alle pianure, dai campi di girasoli alle poetiche vedute degli olivi, spettatori di un mondo sportivo fatto di gioie e dolori, vittorie e sconfitte.
Il Centro Congressi "Il Ciocco", in occasione del 78° Giro d'Italia, invitò l'artista Giò Di Batte ad esporre le sue opere, tra le quali alcuni dipinti ispirati alla poetica del grande ciclismo.
Oggi per Giò,i ricordi del passato servono a vivere il presente in maniera più matura, selezionando gli amici, gli estimatori e gli addetti ai lavori.
Tra questi sicuramente, a cui Giò sente di dire grazie, è l'amico ed amante della propria pittura, Vittorio Feltri, il direttore del quotidiano "Libero".
Nel Gennaio 2007, un inviata della testata giornalistica sopracitata ( Caterina Maniaci), ha voluto rendere omaggio all'artista, dedicandogli, nella rubrica "Costume&società", un ampio servizio su invito dello stesso Feltri.
Un'intervista, che ha ancora una volta sottolineato, la forza umana e pittorica di uno dei più importanti personaggi del 2° Novecento livornese.
Inoltre, in occasione dei festeggiamenti per il 400° anniversario della nascita di Livorno, conclusesi a Dicembre 2006, era stato invitato a realizzare due opere (" Ebrei a Livorno" e "Oratorio di San Ranieri nella Chiesa di Santa Giulia) che sono state utilizzate , insieme a quelle di altri illustri artisti livornesi, per creare le copertine di piccoli volumetti editi dalla De Batte in collaborazione con il quotidiano "Il Tirreno".
Le sue opere fanno parte di collezioni private negli Stati Uniti, Germania, Francia, ex Cecoslovacchia oltre in diverse città italiane.
Di lui, tra le tante firme importanti, hanno parlato della sua pittura i grandi Renato Natali, Mario Borgiotti, Riccardo Marchi, Salvatore Sicilia, A.M. Secondini, Sergio Pagliai, Tommaso Paloscia, Luciano Bonetti, Cesare De Michelis, Giuseppe Isonzo, Stefano Barbieri.

Non lo scopriamo certamente oggi con questa mostra, l'artista Giò Di Batte.
Incoraggiato dal padre fin da giovane nonostante le difficoltà economiche post guerra, Giò si getta con serietà sia nel ciclismo,sport che rimarrà nel sangue fino ai giorni nostri, sia nella pittura.
Viene a contatto con due mondi diversi ma filosoficamente molto vicini.
Forza, passione, esperienza, tecnica,sono alla base delle due discipline fino a fondersi insieme.
Sport e pittura uniti da un amore comune, alimentato quotidianamente dall'estro di questo professionista del colore.
Ed è proprio il colore insieme ad una luminosità particolare e poetica a far si che, la sua pittura entri in mondi avvolti da sottili sentimenti e delicati stati d'animo.
Si perfeziona tecnicamente frequentando le prestigiose scuole di Parigi e Praga e successivamente grazie alla profonda amicizia con Pietro Annigoni e Ferruccio Mataresi affina ulteriormente la sua mano.
Il ciclismo, sport della sua energica giovinezza, s'incontra con il delicato mondo dei colori, dei pennelli, delle tele e ben presto diventa uno dei più floridi punti di riferimento della sua intera produzione artistica.
Giò viene presto definito "il pittore delle due ruote", l'unico artista in grado d'immortalare le varie rassegne ciclistiche, cogliendo oltre agli aspetti puramente figurativi anche gli stati d'animo dei personaggi.
Ogni suo dipinto è un inno alla forza , al sacrificio, alla gioia,alla natura e attraverso delicati messaggi immortala per sempre i momenti più significativi.
Conosciutissimi i suoi dipinti dedicati a Coppi, a Bartali, a Chiappucci, Cipollini, Bitossi, Amstrong, Pantani ecc.
Appassionato, testardo, coerente, è riuscito negli anni a salire nell'olimpo di uno sport che tanto ha dato all'Italia.
I suoi dipinti hanno fatto bella mostra alle più importanti rassegne ciclistiche ( Giro d'Italia, Milano-Sanremo, Costa degli Etruschi ecc.) e figurano nelle più grandi collezioni di personaggi dello sport, dello spettacolo, e della politica.
La natura però è sempre stata la sua vera musa ispiratrice, con i suoi colori, i suoi toni, i suoi silenzi.
Giò infatti non è solo il pittore delle due ruote come battezzato dai grandi dello sport.
E' un pittore dai modi di fare antichi, dalla delicatezza dei soggetti, dalla poeticità dei tramonti.
Grazie ad una mano sciolta, decisa, morbida, spontanea, riesce ha creare momenti di profonda sensibilità attraverso le composizioni di oggetti di un tempo (calamai, brocche,oggetti antichi).
Chi osserva le sue opere non rimane estasiato solamente dalla bravura tecnica stilistica ma soprattutto dalla forte sensibilità espressiva che trasmettono.
Si possono respirare gli stati d'animo, i profumi degli oggetti, siano essi fiori colorati e luminosi come i girasoli o le sue inconfondibili mimose, siano essi semplici ma pittorici funghi, melograni, castagne ecc.
Inquietanti e misteriosi anche i suoi pupazzi di legno cosi surreali e freddi ma al tempo stesso espressivi nella loro collocazione.
Un Giò Di Batte dalle mille risorse, con diverse linee d'ispirazione a seconda del suo stato d'animo.


Scatti d'immagini tra luci e colori

di Stefano Barbieri

..Non a tutti è concesso coltivare un'inclinazione talmente profonda da segnare il senso di una esistenza e determinare gli sviluppi.
Non sempre, nella quotidianità della vita, ciò che si fa costituisce espressione e proiezione di ciò che si è.
Fortunato l'uomo che nutre una grande passione e che riesce a darle forma e sostanza, fondersi con essa.
Giò Di Batte in questo può considerarsi doppiamente fortunato.
..Giò è definito "il pittore delle due ruote", divenendo un punto di riferimento per la rappresentazione figurativa delle varie rassegne ciclistiche.
Molte sue opere fanno oggi bella mostra nei salotti di atleti, giornalisti e dirigenti del settore.
Assai noti sono i ritratti di grandi campioni come Binda, Coppi, Bugno, Pantani o Armstrong. Tuttavia, come ben si è scritto, Di Batte non tende a raffigurare il ciclismo dei vincitori, lo sport di copertina, bensì il ciclismo vero, quello di tutti i giorni fatto di impegno solitario, di fatica, di sofferenza comune.
Le atmosfere sono spesso grigie, il cielo cupo, anche se spesso squarciato da lampi di speranza: forse più avanti c'è anche la gloria, ma è un traguardo ancora lontano, soltanto intuito.
Esaltati da una perfetta padronanza della tecnica, emergono una particolarissima luminosità e un senso del colore del tutto personale, che sconfina in una sorta di languido sentimento.
La mano si rileva decisa e sciolta, la pennellata, pur nella linearità dei tratti, morbida e al tempo stesso corposa.
Si intuisce cioè l'Artista dipinga con spontaneità e in totale libertà, quasi da appagare un istinto prepotente.
Con particolare impegno e passione, ciò che forse è poco noto ad alcuni, Di Batte si dedica anche alle nature morte, che tratta con mano sicura e delicata, e ci esprime un cromatismo sobrio ed esuberante allo stesso tempo.
Brocche, oggetti antichi, calamai, frutti della natura, sono visti in un ottica morandiana, esprimendo quel gioioso senso della materia e quella perfetta cura del particolare che richiamano i capolavori dei grandi artisti fiamminghi anche fra i campioni del ciclismo.
E' stato un ciclista, Giò Di Batte. Appassionato come un ciclista, testardo come un ciclista, è riuscito negli anni ad affermarsi come artista di indubbio valore, a farsi conoscere anche in campo internazionale.