DIEGO MORICONI



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“ […] Diego Moriconi ha il coraggio delle proprie idee e viene a riproporci ancora la figura, la figura umana.
Uomo di sentimenti e di sincera commozione, che vive la sua esperienza di artista con integra semplicità di gesti e di comportamento, ha sempre fondato l’evolversi del suo fare pittorico sulla convinzione delle proprie scelte stilistiche, ciò che gli ha permesso di non lasciarsi influenzare da correnti e movimenti spesso di natura effimera e di preservare indenne il proprio punto di vista sul mondo.
La sua pittura, ricca di una felice e partecipata interpretazione di una realtà vera, carica di tutti i suoi valori liricamente umani e per questo universali, ci racconta nel tempo le cose vive e vere di ieri e di oggi, che hanno fatto e sempre faranno parte della nostra esistenza. E’ una pittura che non schematizza il fatto reale, né lo stravolge in funamboliche operazioni stilistiche, ma Io ''cattura'' nella sua essenza, nelle relazioni con le presenze circostanti e con le atmosfere, arricchendolo con gli apporti dell'interiorità.
DIEGO MORICONI DIEGO MORICONI DIEGO MORICONI DIEGO MORICONI

Si osservi, ad esempio, l’affascinante “Il mistero dell’istante”, in cui tutto si gioca su quel momento di attesa che precede l’evento, un attimo che diventa stabilità eterna, preludio a qualcosa che sta per accadere, apertura alla poetica della possibilità.
Qui il gesto pittorico onora l’istante, conserva indenne sulla tela l’immediatezza e la freschezza dell’immagine, rendendola ancora viva agli occhi dello spettatore, cui è data la sensazione di poter fermare e catalizzare la realtà; l'interesse suscitato nell’osservatore è sempre vivo per la curiosità immaginativa evocata dalle rappresentazioni, volutamente poste in una irrisolta ambiguità.
Le figure sono straordinariamente caratterizzate, la realtà viene colta nell'immediata fragranza del suo apparire e poi restituita, nella forza del gesto e del colore, in una visione fervida ed appassionata.
Moriconi è della razza sana degli antichi pittori toscani, di quelli che il colore se lo lavorano e che nel colore mettono l'anima: nei suoi gialli, nei suoi neri, nei suoi rossi, vibra una tensione cromatica che affascina e coinvolge l'individuo.
Caro all’operare artistico di Moriconi è anche l’affascinante topos della “maschera”.
Simbolo dell’affannosa ricerca di un’entità rassicurante dietro cui nascondersi, per non rivelare le proprie fragilità, semplice copertura che legittima chi la indossa a comportarsi in maniera libera da ogni condizionamento, o, ancora, pirandelliana cancellazione di una identità per crearne una nuova, differente modo di porsi davanti alla vita o agli individui a seconda delle circostanze: molte delle sfaccettature semantiche legate alla “maschera” rientrano nelle opere del nostro artista, che ha inteso cimentarsi nell’indagine di questo feticcio contemporaneo.
Ed ecco, poi, un susseguirsi di immagini di pescatori, fra i temi ricorrenti e prediletti di Moriconi. Può qui parlarsi di realismo?
Certo, appare lucidamente davanti a chi guarda l'immediatezza del narrato, ma Moriconi, osservatore attento e vivace amatore delle "piccole cose", elude la predicatoria politica neorealista e la facile retorica. Il pescatore è espressione di un'oggettività vera, realistica dunque, ma anche simbolica: emblema del lavoro più antico e pericoloso, più duro e ingrato, dove acqua e terra si fondono, dove le reti, come diceva Sofocle, esprimono la più raffinata e astuta, ingegneria del mondo primitivo.
Moriconi è consapevole che il momento rappresentato è una pausa che non dà nient'altro che l'illusione di cogliere il senso riposto delle cose, ma non si tira indietro e mette in gioco la sua arte, la sua credibilità, pur sapendo che il confronto con la realtà è sempre un rischio: la pittura non in quanto mezzo per poter giungere alle verità ultime, ma come lavoro paziente, quotidiano, che consente di attingere a brandelli di senso”.

Stefano Barbieri


 
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