PLINIO NOMELLINI



PLINIO NOMELLINI PLINIO NOMELLINI:

Livorno, 6 Agosto 1866 - Firenze, 8 Agosto 1943

Nasce da una famiglia borghese – il padre è funzionario di Dogana – a Livorno, dove inizia a formarsi con il pittore Natale Betti; dal 1885 è all’Accademia di Belle Arti di Firenze, allievo di Giovanni Fattori.

Inizia a esporre nel 1886 all’esposizione annuale della Società Promotrice di Belle Arti di Firenze. Il primo successo arriva 2 anni dopo con Il fieno (1888), ora in questo Museo, il cui colore accostato in lunghi filamenti supera gli insegnamenti di Fattori sulla pittura per “macchie” e che viene scelto per l’Esposizione Universale di Parigi del 1889.

Nel 1890 si trasferisce a Genova. Nelle sue opere compaiono gli operai, come in Piazza Caricamento (1891, ora Tortona, Pinacoteca Fondazione Cassa di Risparmio), e la tecnica “divisionista”, in cui i colori sono dati puri per sottili tratti affiancati per ottenere effetti di grande luminosità. Nel 1894 è incarcerato come anarchico.

Sul finire del secolo si avvicina al “Simbolismo”, corrente che associa alla realtà significati ulteriori andando verso gli ambiti dell’interiorità, dell’invisibile, del sogno, come in Sinfonia della luna (1899, ora Venezia, Galleria Internazionale d’Arte Moderna di Ca’ Pesaro).

Nel 1902 torna ad abitare in Toscana, a Torre del Lago (Lucca), dove stringe rapporti con Giacomo Puccini e inizia a collaborare con Giovanni Pascoli. La Versilia diventa tema ricorrente di molti suoi paesaggi animati da figure vagamente simboliche e allegoriche.

Dall’inzio del ‘900 dedica dipinti al mito del Risorgimento – come qui Garibaldi (1907), ideato per la sala L’arte del Sogno alla VII Biennale di Venezia – alla I Guerra mondiale e al regime fascista, come il grande Incipit Nova Aetas (1924) in questo Museo e La Rivoluzione Fascista (1930, ora Roma, Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea).

Accanto a queste opere finalizzate a sperati acquisti da parte di istituzioni pubbliche, Nomellini sviluppa un prolifico filone, destinato al mercato privato, soprattutto di paesaggi caratterizzati da colori gioiosi e vivaci.

Partecipa a numerosissime mostre esposizioni sia nazionali, come le 21 edizioni della Biennale di Venezia dal 1899 al 1942 e la I Quadriennale di Roma del 1931, sia locali, come quasi tutte le mostre del “Gruppo Labronico”, nato nel 1920 a Livorno per portare avanti l’eredità di Giovanni Fattori e Mario Puccini e di cui nel 1928 diventa Presidente assumendo anche un ruolo importante nella vita di questo Museo.

A Livorno sue opere sono nel Palazzo della Provincia e nella raccolta della Camera di Commercio.

Muore a Firenze nel 1943 all'età di 77 anni.
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