PAOLO FRANCESCONI



PAOLO FRANCESCONI PAOLO FRANCESCONI:

IL CORAGGIO DI PAOLO


Quanti anni sono passati dalla prima volta che ti vidi ! Tanti, forse troppi e tante le cose successe.
Eri agli esordi della tua carriera artistica, pochi tì conoscevano; era difficile a quei tempi far conoscere ed apprezzare le tue opere, specialmente in questa città. Anche io all'epoca reputavo incomprensibile un certo tipo di "Arte" e, devo dire che anche dopo tanti anni sono rimasta più o meno della stessa opinione: - non apprezzo chi inizia la sua vita artistica con l'Informale, apprezzo chi vi giunge dopo una sincera ricerca, stimo ed apprezzo chi ha dei contenuti profondi e questo lo capisco non attraverso i giudizi dei "critici" ma solo quando il mio io più profondo è colpito e scosso da ciò che vede. E' l'opera che parla, l'opera che mi racconta ciò che l'artista provava quando la creava, ciò che l'artista voleva raccontare di sè stesso o del mondo che lo circondava .
Quelle incisioni che tu portavi, raccolte in una cartella, mi piacquero subito perchè mi dicevano qualcosa - c'era ricerca, c'era sentimento, c'era coraggio e di quello tu ne avevi da vendere. Mi dava fastidio pensare che tu stavi per provare una delusione, un dispiacere (non conoscevo ancora la tua tempra) poichè sapevo che in quel luogo non si valutavano gli artisti secondo la loro capacità o secondo il loro stile ma solo attraverso quanto ed a che prezzo essi vendevano le loro opere e, sopra a tutto, non venivano minimamente presi in considerazione i giovani; allora per evitarti tutto ciò, te lo dissi
Non so se tu mi credesti o meno, ma decidesti comunque di tentare. Purtroppo ciò che ti avevo detto era vero e poco dopo tu lo constatasti. Incassasti il colpo con la massima apparente freddezza (che era apparente lo vidi dai tuoi occhi); ti ammirai moltissimo per come rispondesti con la più grande e signorile freddezza e per "signorile" non intendo quattrinaio come tanti intendono ma quella "signorilità" che nasce con una persona, nel suo animo, qualunque sia la sua estrazione sociale, nobili o burini si nasce, ricchi o famosi si diventa.
Per tanti anni non ti vidi più ma, da lontano, seguii le tue opere ed i tuoi tanti, tantissimi successi e dentro di me mi congratulavo con te per essere riuscito a dare delle belle risposte a chi non aveva creduto in te. Poi,quando cambiai lavoro, ti rividi: portavi alcune tue opere a fotografare; di esse una in particolare mi colpì, non so il titolo che le avevi dato, non lo ricordo e non mi importa per me conta ciò che provavo nel mio animo ed il mio titolo è: "La Vita"!
Era una tavola rettangolare, i colori scuri materici ed intrigati facevano pensare ad un vecchio muro sofferto; un po' spostato verso l'alto c'era, inserito sulla tavola, un rubinetto, vero, di quelli vecchi che si vedevano alle fonti che un tempo c'erano per le strade, ovviamente secco; tu spiegasti che amavi costruire le tue opere con materiali poveri (questa era per me una cosa bellissima) ed ecco perchè "La Vita": - Quello sfondo simile ad un muro vetusto e sbertucciato che forse una volta era stato bello e liscio, e da quel rubinetto sgorgava acqua cristallina e pura poi, il muro è invecchiato perchè vi sono state scritte mille cose: gioie, dolori, paure, ansie; l'acqua è andata man mano inquinandosi fino a disseccarsi del tutto.
Dopo quel quadro ne ho visti molti altri; facendo tesoro dell' insegnamento di un grande "Maestro" che mi diceva di non chiedere mai cosa l'autore aveva voluto rappresentare ma di sentire dentro di me ciò che l'opera mi comunicava, tutti sono per me, testimonianza della tua forza e del tuo coraggio.
Ciascuno mi racconta qualcosa del tuo pensiero, della tua vita, delle tue lotte: in uno vedo una rosa spiaccicata contro alcune tavole e percepisco una vita stroncata da... (incidente, malattia, droga) in un altro mi appare un reticolato di tubi o di finestre chiuse e percepisco l'incomunicabilità; in un altro ancora una finestra sbarrata e dietro un enigmatico sorriso,quasi un ghigno: è la paura del mondo esterno o la paura di sentirsi soli con il nostro vuoto interiore? Un altro mi fa pensare ad un groviglio di muri, di case alte ed incombenti, il cemento che ci opprime, ma al centro, in alto, uno spiraglio di luce: il cielo, anche se grigio è pur sempre il cielo, la speranza di libertà. E che dire di " Sun Warrior", " Il guerriero del sole", è l'Inca che ritorna come dicono le antiche leggende, con tutta la sua regale potenza per distruggere chi non capisce, chi non ama il "Sole".
Ma il quadro che più d'ogni altro cattura il mio pensiero è quello intitolato : "An American eagle" ; per me non è un' aquila americana ma è "L'Angelo della morte" : su uno sfondo di sangue quella figura scheletrica avvolta in veli fascianti e sconvolgenti, mi fa sentire tutto il carico di sofferenze che quell'essere distribuirà all'umanità nella sua corsa saettante verso un futuro di dolore.
Elucubrazioni della mia mente o forse ricordi di antiche sofferenze? Forse, ma questo è ciò che provo nel guardare le opere di Paolo Francesconi, belle, sconvolgenti, tristi, ma colme di coraggio, il coraggio del quale tu sei corazzato, Paolo, tu mi capisci: testa bassa, denti stretti, coraggio da vendere e vincere contro tutto e contro tutti !
Avevo appena finito di scrivere queste poche cose nel ricordo della nostra amicizia ed avevo portato alla tua Gabriella questo scritto perchè te lo leggesse nel caso tu volessi aggiungere o togliere qualcosa non so se ce l'hai fatta, voglio sperare di si; in ogni caso voglio credere che
dove ti trovi adesso tu percepisca il grande vuoto che hai lasciato tra i tuoi amici.
Non hai più voluto lottarre, caro Paolo, ci hai voluto lasciare, ma non ti dico addio,perchè le opere che tu ci hai lasciato continueranno nel tempo a parlarci di te e son sicura che un giorno ci rivedremo, per cui ti ti dico "arrivederci" caro maestro del coraggio!

PAOLO FRANCESCONI

 
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