GIOVANNI FATTORI



GIOVANNI FATTORI GIOVANNI FATTORI:
Livorno, 6 Settembre 1825 - Firenze, 30 Agosto 1908

Giovanni Fattori nasce a Livorno, in via della Coroncina (come ricorda ora una lapide commemorativa), da famiglia modesta. Studia dapprima nella città natale dal pittore Giuseppe Baldini e poi a Firenze, prima nella scuola privata di Giuseppe Bezzuoli, poi all’Accademia di Belle Arti (1847-51), dove dal 1869 sarà docente di Pittura. Sempre a Firenze frequenta il Caffè Michelangiolo, punto di ritrovo di artisti e di dibattito sull’arte.

Secondo la dominante “pittura di storia”, si dedica inizialmente a dipinti rappresentanti fatti del passato, come Maria Stuarda al campo di Crookstone (1860 circa, ora Firenze, Galleria d’Arte Moderna) o Scena Medicea (1859), qui conservato. Nel 1859 si avvicina alla pittura di episodi del Risorgimento richiesta dal Concorso Ricasoli, che vince con Il campo italiano dopo la battaglia di Magenta (1862, ora Firenze, Galleria d’Arte Moderna). Da qui nasce il grande filone dei dipinti a soggetto risorgimentale, che dalle iniziali battaglie diviene sempre più raffigurazione di retrovie, quotidianità della vita di semplici soldati, sconfitte ecc., come qui da un lato i grandi Un episodio della battaglia di Montebello 1859 (1862) e Un episodio della battaglia di San Martino (1868), dall’altro il tardo Hurrah ai valorosi. Guerra del 1866 (1907).

In parallelo, Fattori sviluppa un nuovo linguaggio pittorico che rifiuta le tradizionali linee di contorno e sapienti sfumature cromatiche, per adottare invece sintetiche pennellate e “macchie” di colori accostati anche in maniera stridente, da cui il termine riferito a lui e ad altri artisti di “macchiaioli”.

Altro grande tema è quello della realtà, spesso fissata in schizzi dal vero sul taccuino che porta sempre con sé, a cui Fattori dedica quadri di piccole dimensioni, anche su tavolette di recupero, tele di grande formato, disegni e incisioni: paesaggi, come qui La torre rossa (1866?) o Lungomare di Antignano (1894); gli umili, come qui Mandrie Maremmane (1893) o Operai maremmani sotto l’arco (1900?); ritratti, come qui La signora Martelli a Castiglioncello (1867 circa) o Ritratto della terza moglie (1905). Questi ed altri temi continueranno ad essere affrontati per tutta la sua vita, lasciando incerte le datazioni di molti suoi quadri.

Torna spesso a Livorno, e non solo: dal 1867 è di frequente ospite, con altri artisti, nella tenuta del critico e mecenate Diego Martelli a Castiglioncello; nel 1882 soggiorna in Maremma, dove trae molte suggestioni.

Espone con regolarità alla Biennale di Venezia fin dalla prima edizione del 1895.

Muore a Firenze nel 1908; è sepolto a Livorno nel Famedio dei livornesi illustri a Montenero.
Nel 1935 gli viene intitolato il Museo civico livornese.
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