ANGIOLO VOLPE



ANGIOLO VOLPE ANGIOLO VOLPE:

Il viaggio dell’energia…..

di Mauro Barbieri



Il 15 ottobre 2016, nello splendido scenario di Villa Pfanner, nel cuore di Lucca, si è conclusa la suggestiva mostra del maestro Angiolo Volpe dal titolo “Misteri dipinti”.
Inaugurata il 17 settembre, l’esposizione ha visto la presenza di trenta dipinti frutti dell’ultima produzione dell’artista livornese.
Dipinti realizzati su tavole di pioppo lavorate, utilizzando matita e sfumino.
Il Sindaco di Lucca, Prof. Alessandro Tambellini, ha avuto il piacere di tagliare il nastro dell’inaugurazione, facendo così gli onori di casa al maestro Angiolo Volpe.
Lo stesso Tambellini, appena messo piede nella storica Limonaia settecentesca, e rimanendo profondamente colpito dalle opere, ha voluto esternare un suo giudizio ai microfoni dell’emittente Toscana Tv, che riportiamo qui di seguito :
Entrando nel percorso espositivo, ho avuto un’impressione magnifica, perché mi sono trovato di fronte ad una Pittura di altissimo livello realizzata in bicromia (bianco e nero).
E’ la suggestione che attraversa l’intero, percorso della mostra a colpire, con opere legate da un unico filo che è quello del ricordo e della memoria.
Filo delle sensazioni, che l’autore ha incontrato durante il suo percorso di vita, e che è magistralmente restituita sulla tavola di pioppo lavorata attraverso il bianco e il nero.
Il treno è il senso del viaggio, il senso del percorso, ed elemento della modernità, tuttavia attraverso il tempo trova la sua conclusione e il suo disfacimento.
Così come il senso della storia, con del filo rosso che ritroviamo nei quadri.
Non è altro che il filo rosso della storia che si avvolge di volta in volta e tuttavia in quel filo rosso riconosciamo delle costanti che sono la nostra coscienza e avvolte la nostra cattiva coscienza come quando si fa riferimento alla Shoah, e a un passato profondamente turbato.
Angiolo Volpe ripercorre quel passato, lo reinterpreta, lo restituisce con un’aurea di mistero, e come accade in tutti i quadri della mostra.
C’è anche un addolcimento nelle opere che riguardano Venezia. Lo sfumato diventa più profondo e marcato.
Dove pertanto l’idea della perdita quasi di noi stessi all’interno dell’atmosfera diventa ancora più forte. Il vaporetto si sostituisce al treno, sempre con il medesimo significato, mezzi universali che ogni giorno prendiamo per andare chissà dove. Questo è il mistero della nostra vita, ognuno di noi vive per dare valore al suo tempo e alla sua esistenza.

Anche Dario Pfanner (Palazzo Pfanner) nel suo testo di presentazione pubblicato sul pregevole catalogo (cura di Francesca Bogliolo) che ha accompagnato la mostra, coordinata e organizzata da Luca Masi, Roberto Milani e lo stesso Dario Pfanner, ha voluto puntare i riflettori sull’artista:
Con la mostra di Angiolo Volpe, pittore livornese ampiamente apprezzato dalla critica italiana, s’inaugura a Palazzo Pfanner un progetto culturale di lungo periodo che mira a fare della settecentesca limonaia del Palazzo uno spazio espositivo destinato ad accogliere le più interessanti testimonianze artistiche della contemporaneità.
Protagonisti dell’esposizione del Maestro livornese sono le locomotive a vapore, le stazioni ferroviarie, gli ottocenteschi edifici industriali, come pure i vaporetti e le gondole adagiate sulle acque dei canali veneziani, il tutto immerso in un’atmosfera sospesa, misteriosa, resa ancor più tale grazie al sapiente uso di sovrapposte tonalità di grigio, interrotte qua e là da vividi inserti di colore rosso, blu o giallo. ‘Misteri dipinti’ è per l’appunto il titolo della mostra, di questa ricca collezione di disegni a matita e pastello in cui l’autore, a bordo di treni fumanti o di vaporetti affioranti dalla nebbia, sembra ripercorrere un viaggio nel tempo, nel tempo soggettivo della propria evoluzione artistica, ma anche nel tempo oggettivo della Storia. Il tempo, filo conduttore di questa serie di disegni, è la cifra di ogni quadro, si manifesta spesso nella forma di un grande orologio, ora appeso al soffitto di una stazione, ora sul frontale delle motrici a vapore, ora sul pelo dell’acqua dell’ottagonale vasca del giardino di Palazzo Pfanner. E ‘Guardiani del tempo’ è appunto il titolo del quadro che il Maestro dedica a Palazzo Pfanner, laddove le settecentesche statue che circondano la vasca, i ‘guardiani’, assistono al passaggio di un misterioso treno, vettore temporale partito dalla campagna toscana e che, di stazione in stazione, arriva sbuffando alla sua tappa fondamentale, finale o intermedia che sia: la tappa in cui l’arte pittorica di Angiolo Volpe si specchia nella maestria architettonica del settecentesco progettista del giardino di Palazzo Pfanner. L’arte ritrova se stessa al termine di un lungo viaggio nel tempo, un viaggio avvolto nella misteriosa nebbia della laguna veneziana e accompagnato dal fumo dei primi treni a vapore.



Angiolo Volpe, che ormai conosco da diversi anni, è sempre stato un’artista di “energia”. La sua vita, improntata sulla famiglia e sull’arte, l’ha portato ai giorni nostri a intraprendere nuove e affascinanti strade, ognuna delle quali rivolte alla sua arte.
Il suo primo viaggio a Città del Capo in Sud Africa nell’Ottobre del 2015, in visita al figlio Andrea che gestisce il ristorante "Pesce Azzurro" e un nuovo locale "Babbo's, in Woodstok", è stata un’emozione unica e segnante.
La sua profonda sensibilità è stata colpita dalla bellezza dei paesaggi, dalla particolarità delle spiagge con le sue dune fiorite.
Un paese unico, che gode i benefici della sua posizione sulla punta meridionale del continente più affascinante del pianeta.
Una regione che vanta più paesaggi di quanti ne potrebbero immortalare i teleobiettivi dei fotografi di tutto il mondo.
Il viaggio in Sudafrica, detto anche 'Rainbow Nation', "nazione arcobaleno" è stata un’esperienza che evoca emozioni forti e che richiama un’Africa lontana fatta di spettacolari contrasti naturali, d’intense suggestioni storiche, ma anche un’Africa moderna e dinamica, pronta ad affrontare nuove sfide.
Il fascino di Cape Town, splendido mosaico di culture e architetture sospese tra passato coloniale e modernità, è così “entrato”nell’animo di Angiolo, travolgendolo ed emozionandolo.
Il famoso “mal d’Africa” si è impossessato di lui fino a spingerlo a fare successive tappe di soggiorno.
Il viaggio a Cape Town l’ha completamente rigenerato. trasmettendogli nuove energie, emozioni e sensazioni.
Girare per la città attraverso Long Street, Bree St, Riebeek ST, Adderley ST durante la notte, avvolto da rumori, colori, musiche, l’hanno entusiasmato come non mai.
E un artista di livello come Angiolo non poteva fermarsi solo a osservare e ad ascoltare quella vita.
Hanno preso così vita splendidi dipinti, fatti si di colore e immagini ma ricchi anche di emozione e gioia.
Grazie anche al figlio Andrea, la città di Cape Town, entro la fine dell’anno potrà ammirare un nuovo ciclo di opere del maestro tutte improntate sui luoghi di questo piccolo ma grande paese Africano. Una mostra che sicuramente ammalierà e colpirà i visitatori della capitale legislativa del Sud Africa.


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