PIERO BENASSI



PIERO BENASSI PIERO BENASSI:

“Il realismo sognante di un artista gentile”
di Stefano Barbieri
Piero Benassi ha cominciato da una storia personale della pittura che ha vissuto sempre, fin da giovanissimo come esigenza, nutrendola di conoscenza e riflessione, accostando ogni giorno allo spirito la materia. Seguendo percorsi estranei al tradizionale iter accademico, ha costruito attraverso molteplici esperienze ed ha nel tempo approfondito con passione e sensibilità una sua personalissima formula espressiva, in cui temi e scelte di stile trovano esclusiva giustificazione nel mondo interiore che li ha generati.
Scaturendo da una pittura incontaminata dai problemi esistenziali, nota dominante una costante condizione di serenità, deliziose immagini si pongono sulla scena quasi fossero illustrazioni di racconti fiabeschi, mentre il gioco sapiente del tratto leggero ed il cromatismo delicato trasportano l’osservatore in una dimensione “altra”, un mondo quasi onirico che evade dalla corruzione della contingenza, della quotidianità.
E’ sotteso un messaggio, non vorremmo dire filosofico, ma certamente spirituale, di considerevole valenza, quello di voler trasfigurare la realtà negativa dell’uomo trasfigurando la forma umana.
Dopo aver sperimentato più generi e più stili, dal figurativo tradizionale di impronta macchiaiola, all’espressionismo, al cubismo, l’artista approda alla semplificazione, alla necessità di non abbandonare la figura ma di procedere sempre più verso il prosciugamento e la stilizzazione delle forme, nell'ambito di una costante ricerca di valori essenziali.
I soggetti, resi nella loro veste minimale, presentano una spiccata tendenza all'assottigliamento, che in alcuni casi dà luogo a figure quasi filiformi, ed esprimono una esilità che richiama alla mente le figure rupestri od anche, ma solo visivamente, le creazioni di Giacometti, rispetto al quale è del tutto assente qualsivoglia significanza di concettualismo.
Altrettanto spiccata appare in Benassi la propensione al verticalismo, la quale ha certamente valenza estetica e stilistica, accompagnandosi al gusto per la sintesi, ma a cui, sentiamo di poter affermare, non è estranea anche una esigenza e manifestazione di spiritualità.
Nel suo immaginario personale un posto privilegiato è senza dubbio alcuno occupato dalla figura femminile: donne dai volti appena abbozzati, ma che lasciano intravvedere lineamenti gentili, occupano sovente la scena delle sue opere, si muovono con grazia e leggerezza nello spazio con i loro vestiti eleganti e il loro portamento aggraziato.
Il tema musicale è, altresì, assai caro all’artista, particolarmente sensibile ad una iconografia soprattutto di tipo jazzistico e concertistico, laddove, pur senza giungere alla spersonalizzazione dei partecipanti all’evento musicale, protagonista sembra divenire lo stesso fatto musicale che, proiettandosi in un crescendo tipicamente sonoro, si pone al centro dell'opera condizionandone l'intima rappresentazione.
Insieme alla musica, anche la danza costituisce uno dei temi ricorrenti nella produzione pittorica di Benassi, come se queste forme di espressione della creatività umana potessero rappresentare un'oasi di pace poetica in cui trovare rifugio rispetto alla frenesia della quotidianità moderna.
In questo tipo di raffigurazioni, seppur nell’estrema sintesi che caratterizza il suo stile pittorico, l’artista evidenzia il pregio di riuscire ad esplorare e ad esprimere in modo fresco ed immediato l’armonia e l’estrema eleganza del corpo delle ballerine in movimento, quando le membra si distendono in un momento di abbandono liberatorio e intimo.
Una sottile e languida suggestione liberty accompagna tutte queste rappresentazioni, filtrata da una fantasia che predilige una misura di pacatezza a qualsiasi forma di esasperazione: le persone appaiono composte, eleganti e quasi compiaciute di sé, ispirando un' idea di benessere sociale e di sicurezza nella propria identità.
Senza un dettagliato disegno, ma direttamente con un cromatismo delicato ed arioso, a tratti rarefatto al limite dell’evanescenza, l'artista traccia una struttura dell'immagine in cui le figure vivono quasi esclusivamente di colore che si insinua con tratti morbidi e curvilinei. Una pittura tonale in tutta evidenza, caratterizzata da un’ampia contaminazione luministico-cromatica e dal massimo uso dei toni cromatici intermedi e dei semitoni.
Il particolare taglio della visione reinventa lo spazio della tela e vi immette una nuova dimensione, quella del tempo. Non l’attimo impressionista, ma l’immagine bloccata di momenti di vita fermati dall’artista, che guarda la realtà come se assistesse ad una rappresentazione teatrale, dipinge il mondo come un palcoscenico, dietro a tutto un fondale scenografico. Teatro e scenografia non a caso, le sue antiche passioni giovanili.
I protagonisti delle tele di Benassi popolano, lo si è capito, un non-luogo, un rifugio incantato in cui vivono indipendenti in condizioni di serenità, e dove agiscono fuori dal tempo, al riparo dalle contraddizioni del mondo e dalla seriosità dell’esistenza.
Pure, avvezzo alle intemperie della vita, Benassi non si sottrae a una riflessione accorata e partecipe sulle dinamiche sociali e psicologiche dell’oggi, che esprime attraverso la tecnica, parimenti amata, del collage. Ed ecco che i frammenti di riviste e di giornali che l’artista strappa, e non ritaglia, quasi a voler riservare un seppur minimo margine di imprevedibilità all’atto creativo, vengono sottratti alla loro destinazione originaria e riassemblati in un contesto semanticamente diverso, a denunciare le degenerazioni della civiltà del progresso, di una modernità tradita e mal utilizzata. Un’arte che ha il potere, quindi, di toccare con semplicità anche temi della tragicità contemporanea, e di insinuarsi con schiettezza ed opportuno vigore tra le riflessioni di chi guarda.
Nonostante abbia affrontato dure esperienze esistenziali, visse gli orrori della guerra e la terribile esperienza dei campi di prigionia in Polonia, o forse proprio a causa di questo, Piero Benassi si è reso protagonista di un percorso artistico complesso ma sempre illuminato da una straordinaria “joie de vivre” e da una inestinguibile vitalità interiore che ha regalato angoli di candida umanità e inusitati sprazzi di consolazione.
Nelle opere che ci ha lasciato in eredità c’è studio, pensiero e c’è arte, rappresentazione di un universo interiore frutto di un’esperienza che ha assorbito e filtrato la vita.
Lo specchio di un uomo che ha percorso un lungo cammino nel mondo, e lo ha ritratto con sincera tenerezza ed innocente affetto.



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