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Mario Petri. Dipinti e grafiche di un figurativo moderno.

pubblicato mercoledì 3 febbraio 2021
Mario Petri. Dipinti e grafiche di un figurativo moderno. A Livorno una mostra di ampio respiro ricorda l’artista, che nella sua mirabile opera attuò un pervicace tentativo di coniugare la tradizione e il nuovo nel segno di una non trascurabile apertura alla contemporaneità.
di Silvia Fierabracci


Si intitola “Mario Petri. Dipinti e grafiche di un figurativo moderno” la coinvolgente antologica che la Banca di Credito Cooperativo di Castagneto Carducci dedicherà prossimamente alla straordinaria identità artistica del talentuoso pittore livornese. L’evento, già inserito nella programmazione del 2020 in occasione della commemorazione del ventennale della sua morte, ha, purtroppo, dovuto subire, uno slittamento in calendario nel 2021 a causa di ragioni legate al lockdown per emergenza covid-19. Curata da Michele Pierleoni, l’esposizione è organizzata dalla Banca di Credito Cooperativo di Castagneto Carducci con l’Archivio Mario Petri negli splendidi locali di rappresentanza di Livorno. Sulla scorta della catalogazione e dell’archiviazione delle opere dell’artista nonché del materiale documentario e bibliografico della sua unica figlia Gabriella Petri Denoth il percorso espositivo si snoda dagli esordi degli anni Trenta sino alla maturità, presentando un affascinante florilegio di circa una cinquantina di opere tra dipinti e grafiche provenienti non solo dall’Archivio, ma anche da altre collezioni, includendo, infine, un’interessante sezione che accoglie alcuni lavori di Giancarlo Cocchia e di Luigi Servolini, con i quali Mario Petri intrattenne una grande e lunga amicizia. Così si spazia dai suggestivi paesaggi agli stupendi ritratti laddove una pittura raffinatissima nella salda costruttività del dipinto coglie, in uno sguardo o in un semplice gesto, l’anima del soggetto. E ancora si passa dalle nature morte, talvolta, impregnate di un contenuto lirico tale da trascendere la materia, alle visioni quasi oniriche dei dipinti di argomentazione sacra includendo altresì significativi confronti tra cui quello con Servolini riguardo al tema del crocifisso. Nato a Livorno nel 1908 Mario Petri ha partecipato a prestigiose esposizioni di carattere nazionale, tra cui il IV Premio Modigliani, che vince ex-equo con Martina, Pizzinato e Tettamanti, la VIII Quadriennale di Roma, la sedicesima edizione del Premio Nazionale del Fiorino e la XXV Biennale Nazionale d’Arte Città di Milano. Nella sua apprezzabile carriera la sua opera non ha mancato di una buona visibilità anche all’estero: da Israele, dove nel 1961 partecipa alla mostra per il gemellaggio di Livorno con Bat-jam, a Oakland in Nuova Zelanda, da Passau in Germania alla Svizzera e all’Inghilterra. Significativa è inoltre la produzione grafica di Mario Petri, che vanta opere emblematiche della sua proposta di figurazione moderna, tra cui la litografia “La città”, presentata alla Galleria d’Arte «La Labronica» nella rimarchevole rassegna di Grafica internazionale sulla Nuova Avanguardia del 1966. Animatore, tra l’altro, delle edizioni più importanti del «Premio Nocolino» di Riparbella, l’artista fa parte di illustri associazioni quali la Società per le Belle Arti ed Esposizione Permanente di Milano, il Gruppo Labronico, di cui è socio cultore dal 1973 ed il Centro di cultura Toscana Arte – G. March di Livorno, di cui è stato Vicepresidente. Deceduto nella sua città natale nel 2000, Mario Petri rimane indubbiamente una di quelle personalità artistiche, che con le proprie scelte di vita e di lavoro, inducono a più aggiornati approfondimenti nell’esame della complessa compagine artistica del Novecento permeata, nel compiersi del suo sviluppo, da un lato dalla prosecuzione e trasformazione della cultura romantica, dall’altro dal raggiungimento di nuove frontiere nella piena affermazione delle ultime vere avanguardie. Facendo seguito alle sue esperienze legate a quei nuovi fermenti artistico – culturali, che a partire dalla metà degli Anni Cinquanta permeano l’Italia e ai quali anche Livorno non rimane immune, egli, non a caso, sceglie di essere un figurativo moderno, secondo una sua personale definizione apparsa nel 1962 in un suo testo pubblicato nel catalogo della mostra Artisti toscani contemporanei alla Galleria d’Arte “TARAS” dell’Ente Provinciale per il Turismo di Taranto. Tale scelta fa seguito alla rilevante doppia personale tenuta l’anno precedente al Palazzo Grazioli di Roma insieme all’amico Giancarlo Cocchia, laddove i due suggeriscono una puntuale riflessione sulla situazione artistica del momento avvertibile nel nostro Paese. In anni recenti diverse collettive hanno esibito interessanti lavori dell’artista, tra cui spicca senz’altro, la mostra “L’eredità di Fattori e Puccini. Il Gruppo Labronico tra le due guerre”, che, nel 2011 ai Granai di Villa Mimbelli, nel percorso incentrato sugli “Artisti del Gruppo Labronico nel secondo dopoguerra” ha esibito tre delle opere tra le più rappresentative della pratica di Petri di nuove formule espressive: Composizione con Pesce rosso – Fondo Marino (1959); La cattedrale, (1964); Maternità (Anni Settanta). Nel 2019 il dipinto di Mario Petri “Darsena” è stato esposto nella mostra “Il mare degli artisti” tenuta nella Sala di Rappresentanza della Banca di Credito Cooperativo di Castagneto Carducci, mentre nella 69a Mostra del Gruppo Labronico al Centro Espositivo Comunale di Cecina gli è stata dedicata una speciale sezione per rendergli omaggio nell’imminenza del ventennale della sua morte. Ciononostante a 20 anni dalla sua scomparsa non vi è stata sino ad oggi una personale in grado di avviare la riscoperta di questo straordinario artista proprio come intende fare “Mario Petri. Dipinti e grafiche di un figurativo moderno”, corredata di un relativo catalogo con le schede delle opere e contributi del curatore, della figlia dell’artista, Gabriella Peri Denoth, dell’archivista Silvia Fierabracci e della restauratrice Maria Argiero. L’aristocratica figurazione di Mario Petri, infatti, ben rappresenta il timbro di una delle più interessanti identità artistiche, che, proprio nel pieno del nostro secolo scorso, ha cercato di attuare un pervicace tentativo di coniugare la tradizione ed il nuovo nel segno di una non trascurabile apertura alla contemporaneità. Pertanto la ricognizione scientifica proposta dalla antologica livornese, nel colmare un increscioso ritardo nella giusta rivalutazione dell’artista, intende finalmente permettere di individuare una più corretta e aggiornata collocazione di questo eccellente pittore nel contesto storico - artistico, che a lui compete.
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