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Il Toscana Arte G.March nel suo 50°

pubblicato lunedì 8 febbraio 2021
Il Toscana Arte G.March nel suo 50° “La storia culturale di una città come Livorno, così ricca, in ogni tempo, di eterogenee componenti, trova puntuale conferma anche in questo gruppo di pittori, diversi nel linguaggio ma uniti nell’impegno di testimonianze, con le loro opere, che sempre più si discostano dalla tradizione post-macchiaiola
”Con questo brano, tolto dalla presentazione che Franco Crovetti ebbe a fare nel 1969 per una Mostra di “Pittori Labronici contemporanei “organizzata da Giovanni March presso la Galleria Liguria a Genova, ha inizio la Storia di quella che sarebbe divenuta una delle più longevi associazioni artistiche della città.
Stava nascendo con denominazioni diverse: “Livorno Arte” prima, poi “Pittori Labronici Contemporanei”, “Una Combutta di pittori livornesi”, finché a Febbraio 1971 prese la denominazione definitiva di “TOSCANA ARTE” dato che, nel frattempo vi avevano aderito pittori di altre province toscane come Firenze, Pistoia, Lucca e Pisa.
Fu fondata principalmente con lo scopo di aiutare giovani che, così come erano gestite le gallerie riguardo alle mostre personali, non avrebbero potuto permettersi di esporre singolarmente.
Il battesimo avvenne a Firenze in occasione di una collettiva presentata dal Senatore, scrittore e poeta Prof. Piero Bargellini, nella Galleria d’Arte DA PRATO.
Sulla base di documenti reperiti dall’archivio March, è stata ripercorsa la vita di questa Associazione nei dettagli con la riproduzione di depliant, inviti e quant’altro converge a formare un archivio storico affinché la fatica di numerose figure di artisti, presidenti, vice-presidenti, tesorieri,organizzatori e tanti pittori attivi e operosi che si sono alternati negli anni, non vada dispersa o dimenticata.
Essi hanno consentito la continuazione dell’attività, insieme a quelli di oggi, giovani ed ex giovani ormai maturi che, con linguaggi diversi, nel ricordo ancora vivo del loro fondatore, desiderano mantenere il loro impegno e dare il meglio della loro espressività.
Hanno aiutato altri giovani all’inizio del loro cammino sulla di difficile strada dell’Arte a mantenere l’entusiasmo per lottare contro le avversità, progredire e conquistare sempre nuovi traguardi, per portare il messaggio dell’Arte Livornese fuori dalla provincialità in un mondo ormai libero da condizionamenti di scuole e di aggregazioni.
Livorno, tra il 2019 ed il 2020 ha festeggiato una serie di ricorrenze che hanno fatto la storia culturale della città.
Tra queste merita un attenzione particolare la longevità dell’Associazione Culturale Toscana Arte Giovanni March, che vide muovere i suoi primi passi nel 1969 e che in questo 2021 festeggerà il suo 50° anniversario.
Il suo Presidente e tutto il Direttivo del sodalizio artistico, hanno voluto rendere omaggio nel novembre 2019 , in occasione del grande evento di Amedeo Modigliani a Livorno, a colui che fece nascere ed alimentò il Gruppo (Giovanni March) puntando i riflettori anche sugli attuali soci, una doverosa e sensibile attenzione sposata dalla nostra redazione con entusiasmo.
Le pagine della rivista Arte a Livorno e oltre confine sicuramente non sono state esaustive vista la grande mole di materiale bibliografico e biografico che si è sviluppato nel corso dei decenni, ma hanno dato una linea per comprendere la passione, l’onestà intellettuale di chi dedicò il tempo e il suo amore a questa Associazione.
(Mauro Barbieri - Direttore Editoriale Arte a Livorno)

La storia del Gruppo è iniziata nel lontano 1969 con il Maestro Giovanni March e nel suo ricordo ha proseguito e prosegue il suo cammino. Gli Artisti pur avendo grandi differenze di stile esistenti tra loro, mantengono come punto di riferimento la figura del fondatore, accogliendone gli insegnamenti e l’esempio di generosità ed entusiasmo. Toscana Arte è in continua evoluzione con nuove adesioni, che portano nuovi linguaggi e nuove idee, ma e ben saldo quel carattere di unità e di intenti e di reciproco sostegno che ne è la caratteristica, conservata ad un grande rigore, anche nelle scelte. Grazie a tutte le persone che ne hanno fatto parte e a tutte quelle che ci credono ancora, sono fiero a doverla rappresentare. ( Biagio Chiesi - Presidente )

Il tempo ha visto diradarsi le la dei primi aderenti per cedere il posto ad altri che ne hanno continuato l’attività con lo stesso entusiasmo pur non avendo conosciuto di persona Giovanni March, il quale ci lasciò il 30 ottobre 1974.
La Direzione dell’Associazione proseguì dal 1975 al 1976 sotto la Presidenza del pittore Vinicio Masoni, coadiuvato da Mario Petri e Piero Monteverde nel ruolo di Vice-presi- denti, da Massimo Lipizer nel ruolo di Vice- tesoriere.
Dal 1977 al 1993 fu Presidente il Rag. Aroldo Rosini, Vice-presidenti Mauro Balzini e Albo Favilli, segretari Umberto Petreschi e Giovanni Gargano, tesorieri Mauro Balzini e Anna Chelli. Nel 1979 vi fu il cambio di un Vice-presidente nella persona di Pietro Guideri; le altre cariche rimasero invariate.
Dal 1993 al 2001 la carica di Presidente fu ricoperta dal critico d’Arte Giuseppe Argentieri, Vice-presidente e cassiere Anna Chelli segretario Giovanni Gargano e addetto alle Pubbliche Relazioni Siliana Lenzi.
Il 2001, anno di crisi per la prematura perdita di Anna Chelli. La mancanza della sua operosità, del suo entusiasmo uniti al dolore per la sua perdita si sono fatti sentire sull’andamento e sulla attività di tutto il gruppo. In settembre dello stesso anno il Presidente Argentieri si è dimesso per sopraggiunti impegni personali.
Dal 2001 al 2010 la carica di Presidente è stata ricoperta da Lorena Fantini March, nuora del Maestro, che accettò con la ferma intenzione di trasferire al gruppo il suo entusiasmo per la ripresa delle attività; Vice-presidente Cav. Paolo Frediani, segretario-tesoriere Giovanni Gargano, Siliana Lenzi alle Pubbliche Relazioni. Negli anni la segretaria è passata a Tatiana Pasini e il Consiglio si è arricchito dalla presenza di Gianni Schiavon, Storico dell’Arte come 2° Vice- Presidente.
L’attività ha ripreso con aderenti vecchi e nuovi, ha varcato i confini della Toscana con una mostra a Firenze, a Roma, una a Milano e in Spagna a Benalmadena (Malaga). Il 2011 vede Presidente Cav. Paolo Frediani, Vice-presidenti Gianni Schiavon, Massimiliano Luschi, segreteria Tatiana Pasini, Siliana Lenzi all P.R.
L’Associazione comprende pittori di ogni tendenza pittorica, un’Arte che pur richiamandosi alla lezione macchiaiola nella visione delle marine, delle scogliere, dei casolari sulle colline, cerca nuovi linguaggi dove talvolta ‘irreale rende sconfinati gli orizzonti della realtà.
Rivelano nelle loro opere l’impegno della ricerca seguendo l’incitamento del Maestro che spronava ad “operare su sé stessi” per raggiungere la pienezza della propria espressività; sono liberi, pur non dimenticando la scuola dei loro predecessori e l’impronta di quell’ambiente culturale dove hanno trovato ispirazione Artisti ce hanno scritto il loro nome nella Storia dell’Arte.
Auguriamoci che l’entusiasmo non venga soffocato e travolto dalle mille insidie della commercializzazione della vita moderna e che altre generazioni di pittori traggano linfa da questa collaborazione, per continuare ancora nel tempo l’attività culturale di Toscana Arte “Giovanni March”.

TOSCANA ARTE e il suo fondatore Giovanni March

Quando sul finire degli anni Sessanta Giovanni March si fa promotore del gruppo artistico che nel 1971 fonda
ufficialmente e battezza con l’ambizioso nome di Toscana Arte, divenendone da subito patrocinatore ed anima, la sua carismatica figura è riconosciuta già, nell’arte labronica come quella d’un indiscusso Maestro.
Ultimo vivente, assieme a Renato Natali, dei più noti tra i pittori di quella generazione nata nell’ultimo ventennio dell’Ottocento e genericamente battezzata Scuola labronica. March, seppur anziano (era nato a Tunisi nel 1894), è uomo ancora vigoroso ed attivo, anche artisticamente;è personaggio di straordinaria intelligenza e di rarissima apertura mentale; generosissimo, particolarmente verso le nuove leve dell’Arte che incorag- gia e sostiene, anche materialmente, è socio del glorioso Gruppo Labronico e frequentatore assiduo del cosiddetto Cenacolo della Valle Benedetta, che attorno alla sua figu- ra ed a quelle di Piero Monteverde e Voltolino Fontani, va catalizzando artisti a affrancati dalla tradizione figurativa cittadina e cultori d’arte in un insolito ed assolutamente inedito sodalizio.
Animata costantemente, la sua opera, da un’incessante ansia di approfondimento, da una sorta d’insofferenza nei confronti di qualsivoglia formula o risultato conseguito, difficile sarebbe ripercorrerne in poche righe il complesso e lungo tragitto compiuto all’interno del XX secolo; quel continuo divenire ed evolversi su se stesso, senza stravolgimenti, che fu ininterrottamente il suo operare, sin dagli esordi, già qualitativamente alti, appena ventenne.
Dal più antico tempo della sua pittura, avviato nel 1916, prima dei lunghi anni trascorsi al fronte, e protrattosi per poco meno di un decennio in seguito al rientro a Livorno, si ricorderanno le solide forme, campite entro un segno forte e spigoloso che raramente possiede ambizioni descrittive, accese da una gamma cromatica di evidente memoria pucciniana.
E più ancora meriterà di menzione la produzione successiva al biennio trascorso a Parigi, sul finire degli anni Venti, quando la lezione impressionista sulla luca e quella cezanniana sulla struttura della forma, col primo innesto diretto, non più mediato dal filtro dell’opera di Mario Puccini, della tradizione d’oltralpe sulla lezione della macchia toscana, condurranno March al raggiungimento della prima maturità ed ai primi successi espositivi , avallati da importanti riconoscimenti critici, in primis di Carlo Carrà, il quale, riconosciuto da subito il valore dell’opera del livornese, se ne farà uno tra i suoi più convinti sostenitori.
Al rientro dalla Francia, e per tutto il corso degli anni Trenta, sarà una personalissima rielaborazione di quanto avuto modo di assimilare tra la città natale e la capitale d’oltralpe, a creare quello stile esclusivo nel quale le memorie tornano alternandosi e fondendosi a più riprese in una pittura smaltata, colma di una luce solare che non ottunde ma esalta le forme; nella quale gridano gli azzurri, accordandosi ai rosa ed alle terre, ai verdi, alternati timbrici accordi a luminose trasparenze, tornando sovente la lezione di Cezanne ad irrobustire e sorvegliare una maniera a più riprese colma d’una incontenibile energia, nel colore come, e più ancora, nella pennellata, impetuosa ed incisiva, fortemente materica, sempre vibrante. Poi, già sullo scorcio del decennio, e quindi con evidente progressione negli anni Quaranta, la svolta tonale, memore forse, March, dell’opera di Giorgio Morandi, con l’allentarsi delle forme, accordate e morbide, a compenetrarsi quasi, ovattate da una luce che avvolge e smorza il timbro, contendendolo nei suoi registi, e lo scomparire progressivamente del segno che animava lo spazio, come avvolto in quella nuova luce, per cui restano sulla tela i tragitti lenti del pennello, i morbidi trapassi di tono in una stesura quasi vellutata: una pittura sempre più abbreviata ed essenziale nella quale le forme si sempli cano e si sciolgono quasi, rarefatte a tratti.
Cambieranno, in quel tempo, in parte anche i luoghi ed i soggetti, protagonisti adesso gli angoli di una Livorno minore, forse meno ammiccante rispetto a quella che pa- rallelamente andavano ricercando altri pittori del Gruppo Labronico, ed i silenti spazi del lungomare cittadino in particolare, con le tamerici e le baracchine, i moletti abitati da poche barche, si faranno luoghi colmi della poesia del colore e della luce .
Infine, nella seconda metà degli anni Sessanta, nelle opere dell’ultimo decennio della sua vita, ancora oggi in parte ingiustamente sottovalutate ed incomprese dalla critica e dal mercato, spazi e volumi torneranno a scandirsi in più solide e calibrate strutture, nelle nature morte di bottiglie e frutta in particolare, che impegnano March, con insolito vigore per un artista della sua età sino agli ultimi medi del 1974, anno della sua scomparsa; col colore che cresce progressivamente di spessore e di tono durante i primi anni Settanta, facendosi spesso dissonante, acre quasi, steso energicamente da un tratto largo ed ondulante, a creare strutture talvolta oscillanti, apparentemente incerte, ma di grande forza pittorica e poetica. Dell’acume e dell’ironia tutta livornese del maestro restano oggi, nella memoria di coloro che hanno avuto la fortuna di conoscerlo, divertenti e celebri aneddoti; della sua vasta produzione, tuttora carente di un importante ed opportuno studio, la passione che questa è riuscita ad infondere nei sempre più numerosi collezionisti ed amanti di pittura labronica; del suo impegno per la valorizzazione del lavoro delle nuove leve e dell’opera di tutti gli artisti liberi dagli schemi formali d’una tradizione consolidata e riconosciuta dal mercato dell’Arte come quella labronica, il Gruppo Toscana Arte da lui fondato, che porta adesso anche il suo nome, e che March ha saputo dirigere, orchestrare sapientemente, facendone parte in prima persona come socio, esponendo ininterrottamente al fianco di quei pittori d’ogni età e formazioni artistica che quotidianamente andava spronando e sostenendo .
Gli immediati successi conseguiti del sodalizio, ribaditi nel corso della sua ormai più che trentennale esistenza grazie all’impegno profuso in seguito alla scomparsa del maestro dai suoi validi collaboratori, quali Vinicio Masoni, il rag. Aroldo Rosini poi Giueppe Argentieri, hanno fatto si, da subito, che far parte del Toscana Arte fosse onore e vanto per gli artisti livornesi; riconoscimento di un cammino nel mondo dell’arte compiuto con serietà e passione, con amore e dedizione, con sincera ispirazione.
Oggi il numero dei membri rigidamente limitato a trenta affiliati, è garanzia di serietà e qualità. Il gruppo ha saputo immediatamente istaurare un proficuo dialogo con gli appassionati di pittura, così numerosi ed esigenti in una città come Livorno, tanto sorprendentemente ricca, da oltre un secolo a questa parte, di storia artistica.
Il successo delle mostre personali degli affliati, che da allora si sono succedute, ha confermato vivacità e solidità del sodalizio che, sapientemente ed appassionatamente coordinato ed indirizzato dall’infaticabi- le Presidentessa Lorena Fantini, si è imposto all’attenzione della cittadinanza in tutta la sua forza ed eterogeneità, quale vanto del panorama gurativo livornese ed orgoglio per la città intera.( Gianni Schiavon )

OTTOBRE 1971

È questa la data ufficiale della fondazione dell’Associazione Culturale, che avvenne in Firenze presso lo Studio-Galleria dei pitto- ri Giuseppe Innocenti e Bianca Nelli in via dei Benci, quartiere di Santa Croce .
Vi operava un vivace gruppo di pittori e scultori fiorentini e di altre province insieme a livornesi al seguito di March, con esposizioni personali o collettive, senza troppo clamore, “in confidenza” con il calore si può dire di una famiglia poiché non correva denaro alcuno (anche i rinfreschi erano o casalinghi o o erti da qualche benefattore). I frequentatori erano infiammati soltanto dal fervore per l’Arte, dalla scoperta dell’operare, dal piacere della frequentazione di gure anche importanti dell’ambiente artistico, dal contatto con un mondo tutto spirituale, vissuto in una atmosfera allegra e gioiosa, senza conflitti.
Anche il figlio di Giovanni March, Henry detto Buby, frequentava questo locale: una sala quadrata con il soffitto a quattro vele, i peduncoli di pietra serena co’è lo stile rinascimentale fiorentino.
Anch’egli partecipò attivamente, col suo senso artistico, coltivato tutta la vita vicino al padre e alle sue conoscenze di tanti artisti contemporanei, con la sua fantasia creativa, alla composizione del logo che prese corpo con la grandezza di un manifesto disteso sul pa- vimento dello studio, in mezzo ad un clamoroso animato dibattito, come si conviene fra artisti, istintivi, entusiasti che vogliono partecipare in modo concreto; dibattito sulla forma, sull’immagine e su cosa, come e quanto scriverci su...
Sul nome furono tutt d'accordo : TOSCANA ARTE era nata ! ( Lorena March)
 

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